Siamo nel 1943, uno degli anni più terribili del conflitto mondiale. Alla tragedia della guerra se ne aggiunge un’altra: la persecuzione degli ebrei in seguito alle leggi razziali emanate cinque anni prima dal regime fascista.

Gino Bartali continua ad allenarsi sulla sua Legnano. Poco meno di 200 km separano Assisi da Firenze e quelle colline Gino le conosce bene, le ha percorse molte volte. Gli capita persino di imbattersi nei posti di blocco della polizia fascista, ma chi osa fermarlo? Anzi a volte quei ragazzi applaudono pure il vincitore di due Giri d’Italia e di un Tour de France. Qualcuno forse non gli perdona di non avere fatto il saluto romano sul podio di Parigi, ma è pur sempre un eroe italiano.

Una volta però lo spietato comandante della polizia fiorentina Mario Carità lo arresta, lo interroga, lo perquisisce. Niente. Gino è pulito. Lo è davvero. Nel tubo del telaio ci sono dei documenti stampati clandestinamente ad Assisi e che il vescovo di Firenze Elia Dalla Costa distribuirà a famiglie ebraiche per salvarle dalla deportazione. Furono ottocento le persone salvate grazie a questo espediente.

Sono state le cronache di questi giorni di marzo a farmi tornare alla mente il vecchio Gino.

La prima: la nave Open Arms della Ong spagnola ProActiva salva 218 migranti nel Mediterraneo. Inizialmente viene negato ogni attracco, poi il permesso arriva per il porto di Pozzallo, ma qui la nave viene sequestrata e il comandante e il responsabile della Ong raggiunti da avvisi di garanzia con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La seconda: Benoit Ducos è una guida alpina del Briançonnais. Il 10 marzo, mentre percorre la statale del Monginevro vede una famiglia di nigeriani stremata dalla fatica. Hanno appena valicato il colle tra il gelo e la neve. La donna è incinta all’ottavo mese. Benoit li fa salire in auto per portarli all’ospedale di Briançon e proprio lì viene bloccato dalle forze dell’ordine che trattengono anche la donna per oltre un’ora. Solo l’arrivo dei pompieri ha consentito il soccorso della migrante, che ha poi partorito un figlio con un taglio cesareo d’urgenza. Ora Benoit è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione.

Il comandante della Open Arms, il responsabile della ProActiva e Benoit Ducos hanno certamente tutti e tre trasgredito delle regole, delle leggi. Anche Bartali lo faceva. Trasgrediva quelle leggi che considerava ingiuste, disumane. Ci sono casi in cui infrangere una legge è l’unica cosa giusta da fare e lui, come Benoit e il comandante della nave l’hanno fatto. Oggi suo nome di Gino Bartali è scolpito nella pietra, in cima alla seconda colonna dedicata agli italiani, nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme.

Oggi dovremmo essere tutti Benoit Ducos. Facciamolo #iostoconbenoitducos