Mark Zuckerberg sarà ascoltato dalla Commissione parlamentare britannica sulla Cultura, i Media e il Digitale per chiarire la posizione di Facebook nello scandalo sull’abuso dei dati di 50 milioni di utenti da parte di Cambridge Analytica, società che avrebbe sfruttato le informazioni del social network per influenzare l’esito delle elezioni presidenziali del 2016. Nella lettera inviata a Zuckerberg, il presidente della commissione, Damian Collins, accusa il management dell’azienda di aver “ingannato” l’organismo in precedenti audizioni e lo chiama a spiegare il “catastrofico fallimento” del social network riguardo alla sicurezza dei dati personali dei suoi utenti. Intanto la società inglese al centro della bufera ha fatto sapere di avere sospeso il suo amministratore delegato, Alexander Nix, il cui operato stando al comunicato “non rappresenta i valori e il modo di operare della società”. Il suo incarico è stato affidato a Alexander Tayler, responsabile del settore dati, mentre le conclusioni dell’indagine interna condotta dall’avvocato Julian Malins, verranno “rese pubbliche al momento opportuno”.

Il numero uno di Menlo Park dal canto suo dovrà vedersela anche con l’Europa: “Abbiamo invitato Mark Zuckerberg al Parlamento europeo. Facebook chiarisca davanti ai rappresentanti di 500 milioni di europei che i dati personali non vengono utilizzati per manipolare la democrazia” ha scritto in un tweet il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani.

Sulla questione è intervenuto anche il presidente americano Donald Trump che, tramite il vice portavoce della Casa Bianca, Raj Shah, ha fatto sapere di ritenere che i diritti alla privacy degli americani dovrebbero essere tutelati. Per questo motivo la Federal Trade Commission, l’antitrust americana, ha avviato un’indagine per accertare i profili sui quali Cambridge Analytica è riuscita a mettere le mani e sulla possibilità che Facebook abbia in qualche modo favorito Cambridge nel ricevere i dati. Ftc ipotizza che Facebook abbia ingannato gli utenti spingendoli a condividere più informazioni personali di quanto intendessero. Se confermate, le accuse porterebbero a una multa di migliaia di dollari per ogni giorno di violazione. Intanto continua il crollo in Borsa delle azioni Facebook: a Wall Street il titolo del social media è arrivato anche oggi a perdere il 5,18%, trascinando in basso anche Twitter e Snapchat.

E anche l’Italia fa la sua mossa. L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, infatti, “ha inviato a Facebook una specifica richiesta di informazioni circa l’impiego di data analytics per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi”. In particolare – si legge in una nota – dal comunicato del 19 marzo pubblicato da Facebook è emerso che la società “mette a disposizione degli utenti applicazioni sviluppate da soggetti diversi dalla piattaforma. Queste app permettono la raccolta di dati degli utenti tali da consentire la realizzazione di campagne mirate di comunicazione pubblicitaria a carattere politico-elettorale, in grado cioè di raggiungere audience profilate in base alle caratteristiche psico-sociali e di orientamento politico. Tali tecniche di profilazione degli utenti e di comunicazione elettorale “selettiva”, peraltro, sembrerebbero essere state utilizzate nel 2012 anche su commissione di soggetti politici operanti in Italia”.

L’ennesima batosta per Facebook arriva a poche ore dall’annuncio di Alex Stamos, il capo della sicurezza, che ha fatto sapere di aver lasciato il suo incarico. Dopo le anticipazioni del New York Times che aveva parlato di dimissioni legate a “disaccordi interni“, è intervenuto lo stesso Stamos a confermare la notizia, precisando però che per il momento si tratta solo di un cambio di ruolo: “Nonostante i rumor, sono ancora completamente impegnato nel mio lavoro in Facebook. È vero, però, che il mio ruolo è cambiato. Attualmente sto spendendo più tempo nell’esplorazione dei rischi sulla sicurezza e lavorando sulla sicurezza delle elezioni”.

Stamos – riporta ancora il New York Times – ha lasciato l’incarico in polemica anche con il direttore generale del gruppo Sheryl Sandberg, dopo aver più volte esortato i vertici di Facebook a mostrare la massima trasparenza nello scoprire e svelare le attività di disinformazione della Russia sulla sua piattaforma. L’addio di Stamos viene letto come un chiaro segnale delle tensioni che stanno attraversando in queste ore il gruppo dirigente di Facebook, nel periodo più tempestoso che il colosso dei social media sta vivendo dalla sua nascita. Secondo quanto riferito, Stamos avrebbe deciso già a dicembre di lasciare la società di Mark Zuckerberg per i disaccordi su come affrontare la vicenda e su come i vertici hanno gestito la questione delle fake news che vengono diffuse attraverso la piattaforma. Nonostante questo però, è rimasto al suo posto per agevolare il passaggio del suo lavoro ad un successore: lascerà l’azienda solo ad agosto.

I vertici di Facebook si preparano ad affrontare anche gli altri dipendenti del gruppo in un’assemblea che si svolgerà venerdì, nel corso della quale si affronterà il caso Cambridge Analytica. Nel pomeriggio è stato organizzato un collegamento streaming col quartier generale di Menlo Park per un primo incontro con lo staff, presieduto dal vicedirettore generale Paul Grewal. È la prima volta che i dipendenti possono chiedere spiegazioni sulla vicenda ai loro dirigenti.