Le donne, Liliana Segre, i migranti. Sono i tre punti cardinali del discorso d’insediamento della neo-presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Salita per la prima volta sullo scranno più alto di Palazzo Madama subito dopo la proclamazione, l’esponente di Forza Italia, prima donna a ricoprire la seconda carica dello Stato, ha detto che la sua elezione è “un onore e una responsabilità che sento doveroso condividere proprio con tutte le donne che con le loro storie, azioni, esempio, impegno e coraggio hanno costruito l’ Italia di oggi; un grande Paese democratico e liberale in cui nessun obiettivo, nessun traguardo è più precluso“.

Poi ha ricordato le eroine del Risorgimento e le “tante ragazze di ogni estrazione sociale e credo religioso” che “hanno rappresentato l’anima della lotta di liberazione rappresentate qui dalla senatrice Segre”, la donna sopravvissuta ai campi di concentramento nominata senatrice a vita negli scorsi mesi da Sergio Mattarella in occasione dell’80esimo anniversario delle leggi razziali. Riproponendosi “di mettere in pratica i valori che la nostra carta costituzionale ha posto alla base della vita delle istituzioni”, Alberti Casellati ha dedicato un lungo passaggio al ruolo dell’Europa, con particolare riferimento all’accoglienza dei migranti. 

Un’Europa al fianco dei cittadini, ha detto, “significa attenzione alla vita reale delle persone, non solo ai mercati”. E quella attenzione “va rafforzata, con l’aiuto e la disponibilità degli Stati membri, a partire dall’emergenza rappresentata dai fenomeni migratori“. Nella gestione dell’emergenza, l’Italia “ha saputo ritagliarsi negli anni un ruolo di primo piano che ci viene unanimemente riconosciuto” grazie “alla nostra presenza, alle politiche di cooperazione, alle missioni internazionali in cui i nostri uomini e le nostre donne in divisa hanno saputo, in ogni continente, portare umanità, professionalità, aiuto“.

In un passaggio la neo-presidente del Senato ha ricordato anche la “grave crisi finanziaria che ha cambiato il mondo” dal 2007 a oggi, un cambiamento che “deve essere governato”: “Imprese, famiglie e lavoratori hanno sopportato il peso delle ripercussioni economiche, hanno sostenuto sacrifici, hanno dovuto cambiare il proprio stile di vita. Un cambiamento che ha inevitabilmente coinvolto le stesse istituzioni. La politica, oggi più di ieri, è chiamata a dare risposte concrete: con le azioni, l’esempio, i risultati. Starà a ognuno di noi saper affrontare le nuove sfide alle quali saremo chiamati”.