A Parigi ha aperto il primo bordello che offre la possibilità di accoppiarsi con bambole in silicone: ce n’è per molti gusti. In ogni stanza il cliente può trovare il suo tipo e, assicura il proprietario, la sua soddisfazione: la bambola è infatti completamente snodabile e può assumere tutte le posizioni desiderate. Alla fine di ogni rapporto, continua in modo professionale, viene accuratamente disinfettata ed è pronta per il prossimo cliente.

Non è una novità: bordelli di questo tipo sono già presenti nell’avanzatissima Germania. In Giappone invece, le bambole iperrealistiche in silicone, veri robot efficientissimi, vengono acquistate da uomini soli o da uomini sposati le cui mogli non sono “calde”.

La bambola in molti casi diventa una vera compagna che si porta al parco oltre che a letto, si cura quando è immaginariamente malata, si invita al ristorante. Insomma come una compagna docile che ha il vantaggio di non chiedere nulla.

Nessuno scandalo, almeno per me. Solo una grande pena. Lo scrivo senza ironia né sarcasmo. Una pena infinita e una com-passione enorme.

Arrivare ad accarezzare, a desiderare a penetrare un pezzo di plastica: una solitudine così infinita sarebbe stata inimmaginabile fino a qualche anno. Ora esiste.

Ed è la vittoria del liberismo più sfrenato: dopo avere invaso il web di pornografia che propone accoppiamenti in tutte le forme e modalità con inquadrature sempre più ravvicinate che fanno sempre più assomigliare il Corpo delle Donne a pezzi di carne in macelleria, ci aspettavamo la “compagna fai da te” che viene venduta con diverse parrucche, abiti e a cui in taluni casi, si possono staccare parti del corpo.

Pensare che queste bambole di erotico non hanno nulla: eros è relazione e in questi casi la relazione scompare.

Si acquista una bambola in silicone pensando di realizzare i propri presunti desideri, che sono però presunti perché spesso indotti dal mercato, dall’enorme mercato che si è sviluppato in rete e che ha come obiettivo vendere.

E quindi moltissime di queste bambole hanno seni enormi, vite sottilissime non esistenti in natura, gambe spropositatamente lunghe, colli da cigni con testine innaturali: la rappresentazione in silicone delle immagini elaborate con fotoritocco che troviamo sul web. Di reale non resta nulla.

La tecnologia dovrebbe servire a farci vivere meglio, non a renderci più soli. La fatica della relazione, la fatica di “essere due”, il lavoro di costruzione impegnativo per “andare incontro all’altro” per entrare in relazione, viene spazzato via dalla possibilità di avere una “donna che non provochi alcuna fatica”.

Gli inglesi definiscono “confort zone” la nostra pigrizia, incapacità o impossibilità di abbandonare il nostro quotidiano; la nostra “zona di conforto” da cui non usciamo perché temiamo l’Altro. In questo caso l’Altra.

Le nuove bambole in silicone possono rappresentare semplicemente un momentaneo spasso da raccontare agli amici? Può essere. Ma alcune delle immagini che abbiamo visto ci raccontano anche di altro. Di uno sguardo dell’uomo che cerca nella sua compagna lo sguardo che lo riconosca, che lei però non potrà soddisfare.

Diceva bene Masahiro Mori autore dello splendido Buddha in the Robot: “Se andare avanti non funziona, proviamo a fare un passo indietro”. Forse dovremmo cercarci di più, uomini e donne.