“Molto di quel che ci si aspetta dalle mogli dei politici nei Paesi anglosassoni è assurdo. Mi piacerebbe sapere di quante composizioni floreali e di quanti menu si è dovuto occupare il marito di Theresa May”. E’ lo sfogo di Miriam González Durántez, che oltre a essere partner di uno studio legale internazionale è la moglie dell’ex vice primo ministro britannico Nick Clegg. In un’intervista a Fq MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez, in edicola con un numero interamente firmato da donne, González Durántez racconta che quando il marito era vicepremier lo staff la disturbava durante le sue trasferte di lavoro all’estero “per chiedere quali verdure servire a cena”.

Proprio per combattere gli stereotipi di genere, l’avvocata di origine spagnola ha fondato le organizzazioni Insipiring women e Inspiring Girls. Quest’ultima manda nelle scuole manager, ingegnere, sportive e in generale donne impegnate in carriere ancora oggi reputate “da uomini”, per spingere bambine e ragazze a non precludersi nessuna possibilità per il futuro. Fq Millennium racconta dal vivo alcune di queste lezioni, in scuole medie di Milano e Lastra a Signa (Firenze).

Perché in certe professioni la distorsione delle aspettative emerge nettamente dai dati: nel 2016, dai dipartimenti di scienze, tecnologie, ingegneria e meccanica sono uscite solo 32.700 ragazze contro 50mila maschi. Nelle altre facoltà il rapporto è inverso, le laureate sono il doppio dei laureati. Tutto bene allora? Non proprio, dato che le facoltà scientifiche garantiscono un posto di lavoro in tempi più rapidi, e con stipendi migliori, rispetto alle altre. Il World economic forum ha calcolato che in media le donne italiane guadagnano la metà degli uomini (per l’esattezza, il 48% in meno), cifra che concorre a spedire il nostro Paese all’82esimo posto (su 144) del Global Gender Gap Index 2017.

“L’impatto degli stereotipi di genere sulle ragazze mi ha sempre preoccupata”, spiega González Durántez al mensile. “In tutti i Paesi in cui ho vissuto ho visto con i miei occhi che a uomini e donne vengono applicati standard diversi. La mia causa è questa: aiutare le ragazze a scegliere liberamente quello che vogliono nella vita senza badare a etichette sociali e stereotipi”.

Una battaglia che però trova più ostacoli fra le mura di casa che non in ufficio o in fabbrica: “Di fronte alla legge e sul posto di lavoro la parità l’abbiamo raggiunta, anche se restano nodi irrisolti come le differenze salariali”, continua. “Ma in ambito domestico no. Dalle donne ci si aspetta ancora che siano loro a prendersi cura dei bambini o degli anziani. Se non lo fanno in prima persona, si dà per scontato che si facciano carico di organizzare il lavoro di chi le aiuta”.

L’obiettivo, conclude, è “avere quello che hanno (molti) uomini. Cioè una famiglia e anche un lavoro soddisfacente”.

L’inchiesta completa e tutte le cifre su FqMillenniuM in edicola