Bastone e carota. Ecumenismo e, subito dopo, rottura. La nomina di Antonio Di Maggio al Comando della Polizia Locale di Roma Capitale spiazza per l’ennesima volta chi cerca – vanamente – di catalogare la gestione capitolina di Virginia Raggi uno schema riconoscibile. Lo “sceriffo con la pistola”, come viene soprannominato da anni dai quotidiani locali, a 18 mesi dalla pensione prende il posto a capo dei pizzardoni del “normalizzatore” Diego Porta, voluto dalla stessa Raggi al posto del mariniano Raffaele Clemente per abbassare le tensioni sviluppatesi nel corpo durante il mandato del dirigente proveniente dalla Questura. Un risultato raggiunto ma, forse, perfino superato in eccesso. Tanto che oggi la sindaca ha voluto cambiare di nuovo registro.

Quella di Di Maggio, infatti, è una scelta che in molti definiscono “muscolare”. “Tonino Bronson” – in onore di Charles Bronson, l’interprete della saga anni ‘70 Il giustiziere della notte – per almeno due decenni è stato impegnato nella periferia più ostile della Capitale, fra i campi rom e le case popolari. Alternando operazioni complesse a situazioni in cui non ha esitato a utilizzare le armi d’ordinanza a disposizione. Nel 2009, ad esempio, i carabinieri gli sequestrano la pistola dopo che lui, a Tor Bella Monaca, aveva aperto il fuoco contro un’Audi che aveva forzato un posto di blocco tentando di investirlo: l’Arma gli verrà restituita il giorno successivo; il 1 aprile 2015, invece, i suoi uomini utilizzano lo spray al peperoncino contro un gruppo di rom (fra cui una ragazzina) durante un’operazione di sgombero presso il centro d’accoglienza di via Amarilli: subito dopo uno dei suoi sta per mettere mano alla pistola, prima di venire calmato.

Diversi gli episodi controversi anche sul fronte della lotta al commercio abusivo. Nel marzo 2005 viene accusato di aver picchiato un venditore senegalese di dvd pirata, salvo poi venire prosciolto due anni più tardi; nel 2017 da vicecomandante ha le responsabilità delle operazioni sul Lungotevere in seguito alle quali un ambulante 54enne, Nian Maguette, muore per infarto: in un primo momento, quando si sospetta che l’uomo possa essere stato investito da una moto dei vigili, Di Maggio nega l’inseguimento, che poi viene confermato.

“Tonino è  un uomo d’azione, che ci mette sempre la faccia e per questo a volte finisce nei casini”, ripete a IlFattoQuotidiano.it uno dei suoi storici fedelissimi, che poi aggiunge: “Probabilmente e’ grillino e non sa ancora di esserlo”. Già, perché a fronte di un’immagine da uomo forte, Di Maggio si è sempre professato di sinistra. Da 9 anni sindaco del minuscolo comune reatino di Turania (appena 236 abitanti, un condominio) per una lista civica riconducibile al Partito Democratico, era iscritto alla Cgil ed è sempre stato reputato molto vicino prima a Francesco Rutelli e poi a Walter Veltroni.

Qualche voce complottista, addirittura, associa questa nomina ai tentativi di disgelo in atto fra il M5S il Pd, considerando che il delegato alla Sicurezza, Marco Cardilli, diventerà direttore del I Municipio (enclave gentiloniana nel predominio pentastellato). In realtà, a livello politico Di Maggio sembra piacere a tutti e a nessuno: fra il 2016 e il 2017 si è beccato le minacce prima dei neo-fascisti, dopo lo sgombero di una famiglia vicina a CasaPound che occupava abusivamente un appartamento fronte Colosseo, e poi dei movimenti per la casa, in seguito ai sigilli messi al ristorante del centro sociale Corto Circuito.

Da capire, ora, se la breve esperienza da vice-comandante al Pronto Intervento Traffico – che in effetti gli stava un po’ stretta – basterà a consegnargli l’autorevolezza del comandate di tutto il Corpo, e non solo dell’ala più interventista. In un’intervista a Il Messaggero – giunta in anticipo rispetto alla pubblicazione dell’ordinanza sindacale, accadimento irrituale per l’amministrazione pentastellata – Di Maggio spiega che verranno introdotti “agenti di quartiere, come negli Usa” e vi sarà un giro di vite contro parcheggiatori abusivi e commercianti non in regola. Con quale personale per ora è un mistero, visto che a breve entreranno sì 300 nuove matricole, ma dovendo “riempire i gabbiotti” questi non basteranno nemmeno a coprire due turni, mentre l’età media dei pizzardoni e’ salita pian piano a quota 55 anni e il numero sceso fino a sfiorare quota 5.000. Dopo quasi 2 anni di pace apparente, il Corpo su questo punto e’ già diviso.