Torino si ricandida ai Giochi olimpici invernali? Nonostante la giunta torinese sia divisa sull’argomento, sembra di sì. Almeno, dopo l’inatteso intervento di Beppe Grillo che ha fatto irruzione in un’assemblea dei cinquestellini torinesi, tradizionalmente critici nei confronti dei grandi eventi e della retorica olimpica torinese.

In questo momento la cosa che conta di più è come si decide, più ancora di cosa si decide e di come andrà poi la eventuale candidatura. L’impressione è che si stia discutendo e forse decidendo la candidatura in base a giochi politici, più nazionali che locali e con un forte uso di “gioco del cerino“. A questo punto le alternative sono abbastanza drastiche, dato che non credo che si possa dire “ni” alla candidatura.

O i giochi politici si avviluppano sempre di più, perché sono intrecciati alla possibilità che Di Maio faccia il governo (per questo motivo Grillo è intervenuto personalmente, sembra abbastanza chiaro). Oppure si toglie la decisione a queste dinamiche dietrologiche e si passa la palla ai cittadini. Sempre più spesso le candidature ai Giochi olimpici vengono decise da referendum. Tanto più in un’epoca in cui crescono nel mondo, soprattutto nei paesi più vecchi e ricchi, le perplessità a ospitare questi grandi eventi.

Innsbruck ha respinto col 54% ( quindi il risultato non era scontato) la candidatura ai Giochi invernali. I no registrati nel capoluogo Innsbruck hanno superato i sì registrati nei paesini.  Ci tocca ancora più da vicino la notizia che il Cantone Vallese , che si è pre-candidato alle Olimpiadi invernali 2026, attende il responso del referendum previsto per giugno. Personalmente non sono un fanatico dei referendum che spesso corrono il rischio di tranciare con un sì o un no emotivo questioni complesse. Oppure che vengono proposti per facili populismi contro le minoranze. Ma in questo caso non sono in ballo le minoranze, c’è una decisione di insieme da prendere in base a valutazioni economiche logistiche e – perché no? – sentimentali. Inoltre, le Olimpiadi invernali bis non erano nel programma elettorale della Giunta Appendino. Chi decide? Un gruppo di consiglieri comunali tenuti alla disciplina “di partito”? Se non si fanno decidere i cittadini sulla candidatura olimpica, quando lo si fa?

E’ il tema adatto per un referendum locale, probabilmente da estendere alla città metropolitana. Sono convinto che la gente si pronuncerebbe sul merito, e non per fare dispetto o sponda a una forza politica. Se il problema è che il referendum costa, si possono anche trovare altre forme di consultazione valide (un mix di giurie popolari e sondaggi). Il cerino va tolto a 5 stelle, perché qualunque cosa decidano lascia l’amaro in bocca. Il cerino va passato ai cittadini perché qualunque cosa decidano sarà più condivisa o almeno accettata.