Una delle poesie più belle di Jorge Luis Borges è Los justos (I giusti). Tocca un tema importante con la delicatezza, l’esattezza e la profondità che appartengono solo alla grande poesia. Chi sono i giusti? Le persone semplici e sensibili – dice Borges – che non si conoscono tra di loro (se ignoran), ma insieme stanno salvando il mondo. E’ giusto “un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire”, “chi accarezza un animale addormentato”, “chi scopre con piacere un’etimologia”, “chi è contento che sulla terra esista la musica”. E’ giusto – dice – “il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace” e “chi vuole giustificare un male che gli hanno fatto”.

Jorge Luis Borges mostra che a salvare il mondo non sono i grandi eroi della Storia, ma persone semplici (“il ceramista che intuisce un colore e una forma”) che quotidianamente, con dedizione, svolgono il proprio lavoro. La lista non è completa, Borges inserisce tra i giusti – ed è sublime – “chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson”; ognuno, pensandoci, può continuare l’elenco e forse questo è uno dei suggerimenti impliciti del poeta a tutti noi. Dunque. Chi sono i giusti, oggi, in Italia?

Io dico giusto “chi è contento che il Paese abbia una Costituzione antifascista”, “chi, col passare del tempo, non dimentica”. L’esercizio della memoria è importante e consente di non cadere – mi scuso per il passaggio dalla poesia alla prosa – negli inganni della campagna elettorale. Accadono cose terribili in Italia. B. spiega, a reti unificate, che i rigurgiti fascisti non sono preoccupanti, che (non si sottovaluti) “il vero pericolo sono gli antifascisti”. Un uomo così, che calpesta un principio fondante della Costituzione, andrebbe indicato dai media al pubblico disprezzo; invece è un continuo osanna allo Statista garante in Europa contro il populismo.

L’Italia non ha memoria – questo è il punto – dimentica le falsità e le promesse non mantenute in 25 anni dal Caimano; dimentica la corruzione, gli intrighi, gli interessi, le leggi ad personam; dimentica l’immoralità e,mersa – con plastica evidenza – nel caso “Ruby nipote di Mubarak”. Marco Travaglio ha scritto B. Come Basta!, Paper First, affinché nessuno abbia un alibi e possa dire non sapevo, non ricordavo. “Giusto è chi non dimentica”. Il libro non lascia spazio a dubbi: il secondo capitolo (“Il delinquente naturale”), mostra le sue frodi fiscali, le tangenti, i falsi in bilancio, le mazzette, la corruzione dei testimoni, i rapporti con la mafia (concorso esterno e riciclaggio di denaro sporco, pp. 198-210).

E’ un quadro desolante e ben si comprende l’amarezza dell’autore: “a chiunque altro, al posto di B., basterebbe una sola delle sue sentenze per essere catapultato fuori dal consesso civile”, invece il Caimano punta ancora alla leadership (“se si vota nel 2019 mi candido”). In che paese viviamo? Perché un uomo con questo passato è vezzeggiato dai media? Dice molto (anche dell’Italia) questa “storia di crimine e consenso”. B. Come basta! è una miniera d’informazioni. Imperdibili i capitoli “Il ballista” e “Lo Statista” (pp.249-313) dove davvero le sue bugie farebbero anche ridere se non sopraggiungesse una dolorosa tristezza per le sorti del Paese.

Oggi ci sono le elezioni e mai come adesso è importante l’esercizio della memoria: è bene tirare giù dagli scaffali anche due numeri monografici di MicroMega (2011) – con testi di Flores d’Arcais, Nogaro, Camilleri, Travaglio, Caselli, Scalfari, Mauro, Fo, Padellaro, Colombo, Spinelli… mi fermo qui – intitolati Berlusconismo e fascismo, sono molto utili ora che il Caimano, lo dicevo, torna ad affermare che il pericolo è l’antifascismo. Il pericolo? L’antifascismo è un valore assoluto, nonostante l’ottusità di chi picchia un carabiniere indifeso.

Infine. Nella poesia di Borges c’è un verso – bellissimo – che ho lasciato per ultimo: è giusto “chi preferisce che abbiano ragione gli altri”. Parole eccelse. Osservando il mondo dalle vette della poesia, è così: impossibile non condividere. Ma nella vita di tutti i giorni, diciamo la verità, ci piacerebbe che per una volta chi bara e ruba – e collude con la mafia e testimonia il falso – abbia torto e sia punito il 4 marzo nel segreto della cabina elettorale. Giusto, direbbe oggi Borges, è anche chi ha buona memoria.