A uccidere Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui corpo, fatto a pezzi, è stato ritrovato in due trolley abbandonati il 31 gennaio scorso nelle campagne di Pollenza (Macerata), non è stata un’overdose di eroina, ma due coltellate sferrate alla base del torace con una lama che ha raggiunto il fegato. Prima però o è stata colpita alla testa con un oggetto contundente o è caduta su un oggetto smussato mentre era intorpidita dall’assunzione in vena di eroina. Cosa che spiegherebbe una importante lesione alla tempia. Questo emerge dalle prime risultanze della seconda autopsia, disposta dal Procuratore di Macerata Giovanni Giorgio e dal pm Stefania Ciccioli ed eseguita dai medici legali Mariano Cingolani e Rino Froldi, secondo cui Pamela è morta il 30 gennaio tra la tarda mattinata e le 17.

LA SECONDA AUTOPSIA ESCLUDE L’OVERDOSE – L’esame del corpo della ragazza inizia a mettere dei punti fermi nella ricostruzione delle ultime ore di vita della 18enne, dopo l’allontanamento dalla comunità Pars di Corridonia. Intanto i medici legali confermano che la 18enne ha assunto eroina per via venosa, nonostante la famiglia abbia più volte ribadito che Pamela odiava le siringhe. Dopo la morte il corpo è stato poi sezionato con perizia, sottoposto a mutilazioni specifiche e lavato con candeggina con l’intento di fare sparire ogni traccia di contatto fisico e di eliminare segni di liquidi biologici. Lo si evince non solo da come il cadavere è stato smembrato, ma anche da come è stato in parte scuoiato e lavato in maniera accurata “anche nelle regioni genitali”. Dal corpo mancano piccoli frammenti di pelle dalla zona del bacino e dal collo, probabilmente per la volontà di eliminare le tracce di un abuso sessuale nel primo caso e quelle di un tentativo di strangolamento nel secondo. Tutto ciò, scrivono i periti, ha lasciato sul corpo una “rilevante lesività post mortale”.

LE RESPONSABILITÀ DEI QUATTRO NIGERIANI INDAGATI – Per questa vicenda sono indagati quattro nigeriani. Per chiarire le responsabilità di ciascuno saranno decisivi i risultati degli esami del Ris dei carabinieri sulle impronte trovate nella casa e sugli indumenti, oltre alla tracciatura precisa dei telefoni. Il 29enne Innocent Oseghale, che abitava nell’appartamento di via Spalato dove è stata uccisa Pamela è stato arrestato con l’accusa di vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere (ma è indagato anche per omicidio). Desmond Lucky, 22 anni, chiamato in causa proprio da Oseghale per aver venduto l’eroina alla ragazza e Lucky Awelima, 27 anni, fermato alla stazione di Milano mentre stava andando in Svizzera sono invece in carcere anche per l’accusa di concorso in omicidio volontario in quanto i loro arresti sono stati eseguiti sulla base della perizia bis. Gli unici elementi a disposizione del gip al momento della convalida del fermo di Oseghale, invece, erano quelli emersi dalla prima autopsia definita “particolarmente sintetica” dal gip Giovanni Manzoni e dalla quale non erano emerse neppure le ferite da taglio all’altezza del fegato, ma solo una contusione non letale alla tempia. Una perizia che lasciava aperta sia l’ipotesi dell’overdose, sia quella dell’omicidio, tanto che secondo il gip non c’erano prove certe per sostenere che Oseghale avesse ucciso Pamela. Quanto emerso dalla seconda autopsia, con l’esclusione dell’overdose, potrebbe cambiare la posizione di Oseghale e aggravare quella degli altri due nigeriani. Un quarto nigeriano è indagato a piede libero, ma il suo ruolo è sempre stato e resta marginale.

GLI INDAGATI CHIEDONO LA SCARCERAZIONE – Intanto Desmond Lucky e Awelima chiedono la scarcerazione al tribunale del Riesame. Entrambi si dicono estranei ai fatti. Il secondo continua a sostenere di non essere mai stato nella casa di via Spalato. Dall’esame delle celle telefoniche è emersa finora un’altra storia e la presenza, nella casa di Innocent Oseghale, dei tre arrestati, tra le 12 e le 19 del 30 gennaio, mentre il telefonino del quarto indagato non risulta agganciare quella cella. Innocent e Desmond poi, dalla stessa cella, si sarebbero sentiti diverse volte dalle 11.52 alle 16.10. Le rispettive difese parlavano di scommesse sportive, ma per l’accusa non è così. Entrambi, poi, sono stati visti la mattina del 31 gennaio mentre compravano candeggina.