A quattro giorni dal voto arriva la firma dell’accordo preliminare per la cosiddetta autonomia differenziata tra il governo e le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. L’intesa è stata siglata mercoledì mattina a Palazzo Chigi dal sottosegretario agli Affari Regionali Gianclaudio Bressa e dai tre governatori e prevede “forme e condizioni particolari di autonomia” che le Regioni assumono come prevede l’articolo 116 della Costituzione all’interno di due elenchi: le 20 competenze concorrenti tra Stato e Regioni, dal commercio con l’estero alla ricerca, all’energia, e le tre competenze esclusive dello Stato, cioè giustizia di pace, istruzione e tutela dell’ambiente.

In sostanza le tre Regioni hanno chiesto le competenze – altre si sono poi accodate – e lo Stato ne ha misurato il costo e ha calibrato le risorse in base ai nuovi compiti accordati all’amministrazione regionale. Le prime a muoversi sono state Veneto e Lombardia, dopo l’esito positivo del referendum sull’autonomia dello scorso 22 ottobre, seguite subito dopo dall’Emilia Romagna senza bisogno di una (costosa) consultazione popolare. L’autonomia differenziata è possibile grazie all’articolo 116, comma terzo, della Costituzione. Estensore del comma dell’articolo 116 è stato proprio il sottosegretario Bressa durante la riforma della Costituzione del 2001.

Il presidente del Veneto Luca Zaia dopo la firma ha esultato definendola “giornata storica”. “Abbandonata la spesa storica – ha continuato – sì ai fabbisogni standard, la compartecipazione su più aliquote e tributi, le 23 materie e la costituzione della commissione paritetica che già esiste nelle province autonome di Trento e Bolzano”. Secondo Zaia il prossimo passaggio “è aprire gli altri 18 tavoli. Cinque tavoli sono già aperti con già delle risultanze per sanità, istruzione, ambiente, lavoro e rapporti con l’Europa. Bisogna aprire altri 18 tavoli e poi chiudere l’intesa, si è definito che dura 10 anni e poi verrà rinnovata e ci sarà un tagliando all’ottavo anno”.

Altrettanto trionfante Roberto Maroni: “Sono molto soddisfatto di concludere in bellezza la mia esperienza di cinque anni alla guida della Regione. E’ scritto, non si torna indietro, bisogna completare il percorso, si apre un nuovo corso per la Lombardia e le Regioni”. Ad una giornalista che gli faceva notare che non c’è stato in questo percorso l’appoggio di Salvini, Maroni ha risposto: “In che senso? Ringrazio i tre milioni di lombardi che hanno votato al referendum, senza il loro appoggio non saremmo arrivati a questo risultato, dedico a loro questa pagina importante della storia e affido a chi arriverà il compito di completare l’iter in tempi rapidi. E’ un modello che potrà essere esportato in tutte le Regioni in cui i governatori accetteranno la sfida. Si tratta infatti di una bella sfida che noi abbiamo vinto oggi”.

“Il prossimo Parlamento e il Governo non potranno non tener conto di questo accordo”, ha commentato dal canto suo il governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. “Noi non avevamo fatto il referendum né Regioni a statuto speciale ma quello che avevamo immaginato come Emilia Romagna si è dimostrato essere una scelta giusta, senza slogan ma con fatti concreti. Non sono più risorse da Roma ma più risorse trattenute alla fonte per la gestione di alcune competenze, per garantire alcune peculiarità: penso al manifatturiero, l’istruzione o l’ambiente”. “In un prossimo accordo – ha aggiunto – si dovrà determinare il superamento della spesa storica per passare ai costi standard che saranno un approdo importante per tutto il Paese. Questa è una opportunità per tutte le Regioni, non c’è più un nord o un sud: noi ci sentiamo italiani prima che emiliano romagnoli”.

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