Scende dal motorino, si toglie il casco, scuote i capelli bagnati, raccolti in una coda. Ha un’età indefinibile, tra i 30 e i 40 anni, e i lineamenti vagamente asiatici. Lo sguardo, in mezzo alla pioggia, è contemporaneamente concentrato e un po’ assente. Si guarda intorno solo per un attimo, questo rider. Poi si dedica a prendere il cibo per deporlo nell’enorme contenitore, targato Foodora, un cubo viola impermeabile, che spicca nel grigio di Roma, si sovrappone ai colori storici e stratificati del centro della Capitale.

Da qualche tempo, la città è piena di questi “cubi” contemporanei, di figure arruolate dai servizi di “Food delivery”, che consegnano ordinazioni fatte online. I desideri espressi in rete si materializzano attraverso di loro. Con una strana associazione, i motorini e le bici così caricati, mi ricordano i risciò, mezzi di trasporto antichi, utilizzati oggi soprattutto in posti come l’India o la Cina.

In un sabato in cui l’Italia si disperde in decine di manifestazioni – di segno contrapposto e nessuna oceanica – l’immagine mi pare emblematica. A questo ex ragazzo, che non so neanche se è italiano, cosa dovrebbe interessare andare in piazza? E con chi? “Siamo migliaia, contro il razzismo, contro il fascismo”, provava a galvanizzare i manifestanti con poca convinzione ieri a Roma il camion di testa del corteo organizzato dall’Anpi, con l’adesione di Cgil, Pd e LeU, prima di tutto. Contro il leghismo, no? Evidentemente no. La politica “mainstream” è tutta un distinguo, tutta una tattica, tutta una ricerca del consenso perduto o meglio, ormai, dell’autogol minore. Il mondo va più veloce. L’antifascismo è un valore costitutivo della Repubblica italiana. Ma come si declina? Fino a qualche anno fa, manifestare era un rito collettivo. Poi, è diventata più che altro un’abitudine della “gente di sinistra”.

Oggi, pure l’abitudine è alle spalle. Le piazze sono abbastanza vuote e le uniche che si riempiono sono quelle antagoniste. Sempre relativamente. La bandiera del Pd che il 5 novembre 2011 Pierluigi Bersani sul palco di piazza San Giovanni, in una manifestazione contro il governo (Berlusconi), sventolava – da solo – si ruppe. Sotto la pioggia continua, sottile ma inesorabile, di ieri a Roma, l’immagine mi torna alla memoria e si staglia accanto a quella del rider di Foodora. Chi sa se lui lo sa che il 4 marzo si vota.

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