Roma, Milano e Palermo: da nord a sud oggi è un sabato di mobilitazione. Migliaia di persone scendono in piazza a una settimana dal voto per le elezioni politiche al grido di “ineleggibilità per i fascisti” in risposta ai comizi organizzati dalle destre. Mentre da Bologna proprio Simone Di Stefano nega che il fascismo sia una dittatura: “E non rinneghiamo il fascismo”. Un concetto ribadito nel pomeriggio anche a Milano, quando il leader di CasaPound dice che “il fascismo è la nostra storia, ma Casapound non vuol dire stato totalitario”. Nella Capitale al corteo Anpi – al quale partecipano, secondo gli organizzatori, centomila persone – è presente anche il premier Paolo Gentiloni e ha fatto una comparsata il segretario del Pd Matteo Renzi. Presenti i ministri Fedeli, Pinotti e Finocchiaro, oltre al leader di Leu Pierluigi Bersani che alle provocazioni di Di Stefano risponde così: “Se uno fa il saluto romano e ha quei simboli non può partecipare alle elezioni. Bisogna dirlo con chiarezza, chi è fuori dalla Costituzione è fuori”.

MILANO – Nel capoluogo lombardo le piazze più calde. La giornata è iniziata con un’azione degli studenti del collettivo Casc Lambrate che, pochi minuti dopo le 9, si sono arrampicati sul monumento dedicato a Garibaldi in largo Cairoli dove alle 15 è iniziato il comizio di Di Stefano e della candidata alla presidenza di Regione Lombardia Angela De Rosa. In mattinata si è tenuta anche la manifestazione di Fratelli d’Italia in via Padova, dove la leader Giorgia Meloni è stata contestata dagli abitanti. Gli attivisti, una trentina, che hanno presidiato largo Cairoli hanno acceso fumogeni e sventolano lo striscione “Ieri partigiani, oggi antifascisti”. Non si registrano feriti, ma qualche lieve contuso. 

Sul posto è intervenuta la polizia che ha invitato gli studenti a scogliere il presidio. I ragazzi hanno però fatto resistenza passiva e gli agenti hanno sgomberato gli attivisti prendendoli sotto braccio così da farli scendere dal monumento. Nel pomeriggio, nuovi momenti di tensione in largo La Foppa, nella zona di Moscova, dove i collettivi hanno fronteggiato la polizia, che impediva loro di abbandonare il presidio per avviarsi in corteo verso il centro città. Nel pomeriggio in piazza anche la Lega, con il leader Matteo Salvini che in piazza Duomo ha citato Pasolini, Pertini, Croce e tirato fuori un rosario: “Gli ultimi saranno i primi”, ha detto nel corso del suo intervento. Poi ha chiuso la manifestazione mimando il giuramento sulla Costituzione, fingendo di essere nominato premier al Quirinale.

BOLOGNA – Prima di arrivare Milano, il leader di Casa Pound Simone Di Stefano ha parlato da Bologna dove ha affermato che “il fascismo è una dottrina politico sociale che non è esattamente una dittatura o uno Stato totalitario. Noi non siamo per lo Stato totalitario, non vogliamo sopprimere la democrazia. Ci piace che tutti possano liberamente votare ed esprimersi. Lo Stato che immaginiamo si realizza compiutamente all’interno della Costituzione e della democrazia. Il fascismo non lo rinneghiamo”. “Nessuno può vietare a chicchessia di svolgere manifestazioni pubbliche e politiche, soprattutto alle forze politiche che si candidano alle elezioni” ha aggiunto Di Stefano, che ha preso posizione anche in merito alle iniziative prese da alcuni Comuni che con delibere hanno vietato le piazze alle formazioni neofasciste. “Quando i comuni o le amministrazioni cercano di mettere in campo dei fogli di carta con cui impediscono o cercano di impedire a Casapound di fare i banchetti, noi faremo sempre ricorso al Tar per dimostrare che abbiamo diritto come tutti di stare in piazza” ha detto.

ROMA – Nella capitale sono schierati tremila agenti, pronti a vigilare su due cortei e tre sit-in, di sinistra e di estrema destra. Il maggiore è quello organizzato dall’Associazione partigiani (Anpi) al grido “Mai più fascismi”, ma in piazza ci saranno anche l’estrema sinistra e Fratelli d’Italia. “Siamo in centomila”, annunciano gli organizzatori all’arrivo in piazza del Popolo. Dove si è affacciato per un breve saluto con Gentiloni e qualche dichiarazione a favore di telecamera anche il segretario del Pd, Matteo Renzi.

di Alberto Sofia

In 10mila, invece, prendono parte al corteo dei Cobas. Dispositivi di sicurezza imponenti anche in altre città, con impiego di idranti e metal detector, ma la situazione è molto tranquilla. Diciotto militanti di Forza Nuova sono stati identificati dalla polizia durante i controlli preventivi scattati scattati già venerdì sera. Secondo quanto si è appreso, in 14 sono stati controllati in via Terme di Diocleziano, nei pressi del punto di partenza del corteo di Anpi. A bordo di due auto sono stati trovati bombole spray, pennelli e manifesti con i simboli di Forza Nuova e Lotta studentesca. Poco prima, alla periferia della città, altri 4 sono stati trovati in auto con bandiere nere e fumogeni.

PALERMO – Dopo il pestaggio del segretario provinciale di Forza Nuova arriverà il leader Roberto Fiore, al quale centri sociali e Potere al Popolo opporranno la propria piazza. Si annuncia un centro blindatissimo fino a questa sera. Il primo corteo, organizzato da Potere al popolo, partirà alle 16 da piazza Verdi e arriverà fino a Palazzo delle Aquile, sede del Comune. Alle 18.30 è previsto il sit in a piazza Croci di Roberto Fiore che ieri ha confermato la sua presenza. Venerdì il governatore siciliano Nello Musumeci si è detto “seriamente preoccupato per il clima di violenza verbale e purtroppo anche fisica che rischia di riportare Palermo è tutta la Sicilia nelle difficoltà che abbiamo vissuto negli della Prima Repubblica”.

Un sit-in antifascista è annunciato anche a Brescia, dove nella notte tra giovedì e venerdì è stato appiccato un incendio nel centro sociale Magazzino 47.