Dopo la dichiarazione di fallimento del 18 dicembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato il marchio Borsalino, su richiesta della Procura della Repubblica di Alessandria. Erano stati i curatori fallimentari, Stefano Ambrosini e Paola Barisone, ad attivarsi per il sequestro, autorizzati dal giudice delegato al fallimento. Il sequestro scongiura il trasferimento del brand a terzi. In questo modo Haeres Equita, la società dell’imprenditore svizzero Philippe Camperio che dal 2015 ha preso in affitto il ramo d’azienda Borsalino, può continuare a produrre utilizzando il marchio.

L’1 marzo si è saputo che Camperio, tre consiglieri di amministrazione della società e tre funzionari del Mediocredito sono indagati per bancarotta preferenziale e impropria. Il provvedimento riguarda appunto la cessione del marchio da parte di Mediocredito a Camperio. L’udienza del procedimento civile sul fallimento è fissata per il 13 marzo in Appello a Torino, ma a questa inchiesta se ne potrebbe aggiungere una in sede penale.

Il tribunale di Alessandria, nei mesi scorsi, aveva respinto la richiesta di concordato presentata dalla Haeres Equita. Era partita anche una campagna social “#saveBorsalino” in favore del marchio che aveva saputo conquistare personaggi del calibro di Winston Churchill, Pancho Villa, Gabriele D’Annunzio e Ernest Hemingway. La città di Alessandria e non solo si era mobilitata per lo storico marchio. Anche perché il cappello Borsalino ha avuto una lunghissima storia e un legame con le star di Hollywood. Lo indossava Jean-Paul Belmondo nel film Fino all’ultimo respiro, Marcello Mastroianni in 8 e 1/2 e Tony Servillo nel film La grande bellezza. E c’è anche il Borsalino, pellicola cult degli anni ’70 interpretata da Alain Delon. Un’immagine resta scolpita su tutte: Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, entrambi con un Borsalino in testa, nella scena dell’addio finale di Casablanca. Per questo il fallimento dell’azienda di Alessandria, nata come piccolo laboratorio di cappelli nel 1857 e diventata famosa in tutto il mondo, stato qualcosa di più del triste finale di una bella storia d’impresa durata più di 160 anni.

aggiornato da redazioneweb alle 16:10 dell’1 marzo