Guardare le Olimpiadi in una stazione sciistica negli Stati Uniti può essere penoso. Venerdì sera tutto Whitefish, nel Montana, era davanti alla televisione, pronto a celebrare la vittoria nel freestyling di Maggie Voisin, nata e cresciuta tra queste montagne. Maggie ha solo 19 anni ma ha vinto i giochi Winter X in freestyling. A Pyeongchang era una delle favorite ed in paese erano pronti i fuochi d’artificio, ma non c’è stata nessuna festa, Maggie non è riuscita a portare a casa neppure una medaglia di bronzo.

Chi la conosce bene e ricorda quando da ragazzina faceva acrobazie sugli sci, ha avuto la netta sensazione che abbia sciato al disotto delle sue capacità. Maggie non è l’unica a non dare il meglio di se stessa in queste Olimpiadi, quasi tutti gli atleti americani sembrano affetti dallo stesso morbo. A metà giochi, gli Usa hanno al loro attivo soltanto nove medaglie. Nello sci alpino, hanno portato a casa una sola medaglia. Con il bronzo di Tina Weirather nella Super G., il Liechtenstein ha nello sci alpino lo stesso numero di medaglie degli Stati Uniti.

Lindsey Vonn, la sciatrice che ha vinto più gare di Coppa del Mondo di qualsiasi altra donna nella storia, è arrivata a pari-merito sesta. La Norvegia, per ora in testa con 22 medaglie, ha collezionato nello sci nordico più medaglie (dieci) degli Stati Uniti in tutte le altre discipline. E’ come se la squadra americana abbia lasciato a casa la grinta e competa senza una motivazione vera, “nazionalista“. Attenzione a questa parola che può essere facilmente confusa. Le Olimpiadi sono sempre state molto di più di una carrellata di gare sportive individuali, si compete per nazioni e quello che conta alla fine è il medagliere che ogni paese porta a casa. Naturalmente gli Stati Uniti hanno sempre fatto parte della rosa delle nazioni che hanno vinto più medaglie fino a questi giochi

La scarsa prestazione della squadra americana conferma quello che da un po’ di tempo tutti hanno capito: il primato americano vacilla su molti fronti, incluso in campo sportivo. Perché? Perché questa grande nazione sembra aver perso la bussola esistenziale, con un presidente che fa solo spettacolo ed un élite del denaro che sembra al disopra di tutto, inclusa la legge, lo spirito della grande America ha iniziato a svanire. Dopo la batosta degli scandali sessuali hollywoodiani, che ha messo a nudo lo squallido paesaggio del mondo dello spettacolo americano, ecco che arriva la delusione dei giochi, neppure nello sport l’America brilla più. Eppure a Pyeongchang c’è la squadra olimpica più numerosa nella storia delle Olimpiadi: 242 atleti che hanno sfilato nella cerimonia di apertura indossando la divisa a stelle e strisce sotto gli occhi compiacenti del vice presidente Pence.

Naturalmente, c’è chi sostiene che la Corea del Nord abbia rubato le olimpiadi, che si sia insinuata con rivendicazioni politiche distruggendo lo spirito dei giochi. Ma le vittorie mediatiche della Corea del Nord non spiegano le sconfitte sportive degli atleti americani. Il problema sembra essere un altro, la mancanza di uno spirito di corpo, un orgoglio che si è perso per strada perché ormai lo sport è un business multimiliardario, le olimpiadi sono state fagocitate dalla politica e l’America è una nazione in decadenza con un presidente che vuole averle vinte tutte. E’ una conclusione triste che ci deve far riflettere sul mondo in cui viviamo.

A Pyeongchang gli atleti russi non competono sotto la propria bandiera come gli americani, a causa dello scandalo del doping la Russia non ha potuto partecipare ai giochi, gli atleti fanno parte di una squadra che non è stata definita nazionale, ma proveniente dalla Russia. Un escamotage per farli partecipare ed aggirare i divieti di Washington, il più agguerrito sostenitore del divieto olimpico alla Russia. Da tempo, lo sport è stato trascinato nella disputa politica tra Usa e Russia che ha le sue origini nel conflitto siriano, dove per la prima volta dai tempi della guerra fredda Washington e Mosca si sono trovate su due fronti diversi.
Le Olimpiadi sono un’altra arena dove esternalizzare tale conflitto.

Chi ha assistito alla partita di hockey contro la squadra americana ha capito benissimo che dietro c’era una realtà politica complessa, carica di tensioni tra le due nazioni. Venerdì, le autorità americane hanno accusato società e cittadini russi di aver interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 e sabato, quando la squadra di hockey russa ha battuto quella americana, a Mosca c’è stato chi ha fatto festa.

Non è la prima volta che lo sport viene politicizzato. Ma questo non giustifica una tale manipolazione. È però la prima volta che nella storia delle moderne olimpiadi gli atleti americani ne soffrono. Il fallimento della squadra americana a questi giochi è l’ennesima conferma del malessere esistenziale che mina questa grande nazione.

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