Lo scandalo dei festini organizzati con ragazze in miseria di Haiti fa cadere la prima testa ai vertici di Oxfam. Dopo l’indagine interna che ha portato al licenziamento di quattro persone e alle dimissioni di altre tre, Penny Lawrence, numero due della ong, ha rassegnato le dimissioni. Lawrence era la direttrice del programma per la ripresa di Haiti al tempo dei fatti. “Sono molto triste di annunciare che mi sono dimessa da vice direttrice di Oxfam Gb – si legge nella dichiarazione – negli ultimi giorni abbiamo saputo che preoccupazioni sono state sollevate sul comportamento del nostro staff in Ciad e ad Haiti, su cui non abbiamo agito in modo adeguato“. “Come direttrice del programma a quel tempo, mi vergogno che questo sia accaduto sotto la mia supervisione e me ne assumo totale responsabilità”, ha aggiunto commentando le rivelazioni del quotidiano britannico Times sui festini con prostitute locali che personale della ong avrebbe tenuto in un edificio di Port-au-Prince, durante le operazioni condotte sull’isola in seguito al terremoto del 12 gennaio 2010.

Oggi i dirigenti di Oxfam hanno incontrato il ministro britannico per lo Sviluppo Internazionale Penny Mordaunt, la quale, riferisce la Bbc, ha avvertito che la ong dovrà chiarire il modo con il quale ha gestito la vicenda, altrimenti rischierà di perdere gli aiuti del governo di Londra, pari a 32 milioni di sterline. Oxfam deve parlare con “franchezza”, ha rimarcato la Charity Commission, l’agenzia che regola gli enti benefici nel Regno Unito.

Ora il caso rischia di allargarsi verso Londra. Un portavoce di Downing Street, interpellato oggi al riguardo e citato dall’agenzia Pa, si è infatti rifiutato di dire se la premier Theresa May abbia ancora o meno “piena fiducia” in tutti i funzionari del ministero della Cooperazione Internazionale. L’ex ministra Priti Patel ha denunciato in questi giorni di aver scoperto – quando era alla guida di quel dicastero – tracce di denunce “ben documentate” su una diffusa mole di sospetti nei confronti di personale di diverse associazioni, pur precisando di non essere a conoscenza dello scandalo specifico svelato dai media nel quale risulta coinvolto Oxfam a Haiti nel 2010. Ma ha aggiunto di non aver trovato collaborazione in parte della struttura amministrativa ministeriale, complice a suo dire della “cultura del negare tutto” praticata da varie ong.

Il caso investe anche i vertici delle istituzioni di Bruxelles. La Commissione Ue ha “un approccio di tolleranza zero verso qualsiasi accusa di cattiva condotta da parte di organizzazioni che ricevono i nostri fondi. In questo caso specifico ci aspettiamo che Oxfam chiarisca in pieno tutte le accuse con la massima trasparenza, in modo urgente. Siamo pronti a rivedere, e se ce n’è la necessità a cessare i fondi a qualsiasi partner che non rispetti gli alti standard etici”, ha fatto sapere ha fatto sapere la portavoce del Servizio Europeo per l’Azione Esterna Maja Kocijancic.

Caroline Thomson, presidente del consiglio fiduciario dell’organizzazione, ha annunciato una serie di misure per rafforzare la prevenzione e il trattamento dei casi di abuso sessuale, dopo lo scandalo tirato fuori dal Times e riguardante il comportamento che avrebbero tenuto alcuni rappresentanti della ong nel 2006 in Ciad e nel 2011 ad Haiti. “Ci vergogniamo di quello che è successo e ci scusiamo senza riserve”, ha detto Thomson, assicurando che Oxfam ha fatto “grandi progressi”, soprattutto nel reclutamento di personale, e che ha imparato “pienamente le lezione”.