“Mele marce? Altro che mele marce, è un’ortofrutta. Di Maio ricorda Craxi con il mariuolo Mario Chiesa”. Il segretario del Pd, Matteo Renzi,  a “Otto e mezzo” su La7, commenta così la decisione del candidato premier del M5s di buttare fuori dal MoVimento tutti coloro che dovessero risultare responsabili di aver barato sui rimborsi.

I conti non tornano, il “buco” si allarga. Con il passare delle ore i 200mila euro sono diventati un milione di euro. Perché nei 23,4 milioni confluiti nel Fondo per le piccole e medie imprese ci sarebbero anche 600mila euro di restituzioni da parte degli europarlamentari e circa mezzo milione in arrivo dai gruppi regionali di Emilia Romagna, Liguria e Veneto. Non sono stati solo Andrea Cecconi e Carlo Martelli – che hanno annunciato il passo indietro lo scorso 8 febbraio – a barare sui bonifici, quindi: la cifra non versata dai due a inizio febbraio sarebbe stata rispettivamente di 21mila e 77mila euro. Ma manca molto di più, forse dieci volte tanto.

“Ci fanno la morale, ci dicono che noi abbiamo gli impresentabili, ma si sono trasformati: si sono trasformati nell’arca di Noè e sono saliti a bordo truffatori, scrocconi, riciclati di altri partiti politici e massoni. Portano in Parlamento i Scilipoti e i Razzi della prossima legislatura”, scandisce, sfidando il candidato premier M5S a querelarlo se dice il falso, “tanto io, a differenza sua, non ho l’immunità”.

La rincorsa di Renzi, con i sondaggi il Pd in picchiata, passa anche per toni meno soft del solito. Anche Pietro Grasso gli offre un assist niente male per provare a coprirsì a sinistra. Vuole reintrodurre il tetto degli stipendi per i funzionari del Senato? “Credo che ci stia prendendo in giro. Si chiamava ‘tetto Renzi’ perché lo abbiamo messo noi. Grasso è l’unico che non lo rispetta. Che ci venga a fare la morale anche no”.