I conti non tornano, il buco nei rimborsi dei parlamentari del Movimento 5 stelle si allarga. Non 200mila euro, come emerso nei giorni scorsi. Ma neanche mezzo milione, come ipotizzato in giornata. L’ammanco supererebbe, invece, un milione di euro. Perché nei 23,4 milioni confluiti nel Fondo per le piccole e medie imprese ci sarebbero anche 600mila euro di restituzioni da parte degli europarlamentari e circa mezzo milione in arrivo dai gruppi regionali di Emilia Romagna, Liguria e Veneto. Non sono stati solo Andrea Cecconi e Carlo Martelli a barare sui bonifici, quindi:  la cifra non versata dai due a inizio febbraio sarebbe stata rispettivamente di 21mila e 77mila euro. Ma manca molto di più, forse dieci volte tanto. E per cercare di fare un po’ di chiarezza, i capigruppo di Camera e Senato del Movimento hanno convocato a Roma tutti i parlamentari mercoledì 13 febbraio. Dovranno fornire la documentazione dei rimborsi effettuati durante la legislatura.

Il senatore Buccarella si autosospende: “Commesso una leggerezza”
Con un post su facebook, intanto, il senatore leccese Maurizio Buccarella si è autosposeso dal Movimento ammettendo di aver commesso una “leggerezza” . “Relativamente agli ultimi due mesi di novembre e dicembre – scrive – avevo fatto una leggerezza: avevo revocato i due bonifici  lo stesso 31 gennaio 2018 perché credevo di poter chiudere quel conto corrente nei giorni immediatamente successivi. Cosa che invece non ho fatto (anche per essere stato tre giorni a Roma per i lavori della commissione) e di cui non mi sono premurato di avvertire l’assistenza di Tirendiconto o altri del Movimento. In data odierna mi risulta che quelle somme sono state accreditate sul Fondo, dopo bonifici disposti da altra banca”. 

“Almeno dieci parlamentari”
“Tra deputati e senatori siamo ad una doppia cifra: un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini”, sostiene un ex attivista a Le Iene, che domenica sera ha mandato in onda sul proprio sito il servizio nel quale vengono accusati il capogruppo alla Camera e il senatore piemontese. Una lista completa ancora non c’è, ma assicura Luigi Di Maio finite le verifiche “cacceremo le mele marce“. E all’interno del M5s c’è chi, come il consigliere regionale uscente e candidato alla Camera, Stefano Buffagni, molto vicino a Di Maio e Casaleggio, dicendosi “schifato” per la vicenda, chiede di “cacciare i mercanti dal tempio“. Una bufera che ha spinto i 5 Stelle a ricalcolare tutto, chiedendo l’accesso agli atti al ministero dell’Economia.

M5s: “Chiesto accesso agli atti. Espulso chi ha sbagliato”
E che porta Di Maio a chiarire: “Io non conosco i nomi ma sia chiara una cosa le mele marce ci sono ovunque. Da noi vanno fuori negli altri partiti li fanno ministri“. Nei fatti, i 5 Stelle hanno chiesto al ministero dell’Economia di ricevere tutte le copie dei bonifici e poter così valutare chi ha simulato il versamento, salvo annullarlo nelle ventiquattr’ore successive, o comunque a commettere altre irregolarità. La differenza, secondo gli stessi M5s, appare quindi superiore – e di molto – ai 200mila euro stimati negli scorsi giorni e in un primo momento attribuita a “questioni di rendicontazione”. Appena i controlli saranno terminati, dicono i vertici, “pubblicheremo in chiaro tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso“.

Il tragitto dei soldi. Calenda: “Stupito che non sappiano”
I bonifici – spiegano fonti del ministero dello Sviluppo Economico – “a noi arrivano senza sapere a quando si riferisce il versamento e chi lo effettua, a volte con uno sfasamento temporale anche di due mesi, così che se un parlamentare versa al 31 di dicembre la contabilità dell’accredito di quel versamento girata dal Mef potrebbe arrivarci a febbraio”. Insomma, al momento una parte dei rimborsi potrebbe essere ‘incagliata’ al ministero dell’Economia, dove in prima istanza giungono le restituzioni. “Abbiamo solo una rendicontazione da parte del Mef dei soldi che affluiscono, ovviamente non sappiamo chi versa e chi non versa, noi abbiamo una cifra totale – spiega il ministro Carlo Calenda – A me la cosa che più colpisce è francamente il fatto che non lo sappiano loro. Se uno prende un impegno così importante, anche positivo, poi deve essere almeno capace di gestirlo altrimenti non si capisce come possa candidarsi a gestire il Paese“. Tra l’altro, nel calcolare l’ammanco nei rendiconti dei parlamentari c’è da tenere in considerazione che alcuni gruppi regionali hanno versato i soldi ‘sforbiciati’ a stipendi e rimborsi dei consiglieri in quello stesso conto, contribuendo al ‘tesoretto’ del Fondo per le Pmi. Nello specifico, stando alle carte, secondo l’Adnkronos, “i 5 Stelle dell’Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro”. E sullo stesso conto sono arrivati anche i versamenti di alcuni europarlamentari per una cifra attorno ai 600mila euro. Bisogna invece escludere dal calcolo circa 100mila euro di Paola Pinna, dissidente poi transitata nel Pd: quella cifra è conteggiata su Tirendiconto.it, ma l’ex M5s annunciò che avrebbe versato la somma alla Caritas e non al microcredito.

Botta e risposta Renzi-Di Maio
In giornata si è consumato anche uno scontro tra Di Maio e Renzi. “In nome dell’onestà, può il Movimento Cinque Stelle fare l’elenco dei collegi in cui ha candidato persone impresentabili? Non dico chiedere scusa, ma almeno dare un elenco”, attacca il segretario del Pd. Affermazioni alle quali il candidato premier pentastellato risponde chiedendo che l’ex presidente del Consiglio “restituisca prima i 23 milioni di euro che lui e il suo partito devono agli italiani, poi ci faccia la morale“. Sul tema è intervenuto anche il consigliere regionale lombardo e ora candidato alla Camera, Buffagni: “Scacciamo i mercanti dal tempio, i moralizzatori, quelli in conflitto di interessi e che “tengono famiglia”, quelli che usano il nostro sogno solo per scopi personali – scrive in un lungo post – Sono sinceramente schifato da tutte queste vicende, ma dobbiamo lottare per difendere questo nostro progetto”. Perché, si chiede il portavoce pentastellato, “abbiamo restituito più di 37 milioni di euro, tra 25 dei parlamentari e 12 dei consiglieri regionali. Gli altri possono vantare le stesse evidenze?”. Poi l’accusa: “Per colpa di pochi furbi (che io definisco ma..li) non si può rovinare il lavoro del Movimento. Qualcuno diceva che tanti di quelli che si riempiono la bocca di etica, a forza di parlarne non hanno poi il tempo di metterla in pratica. Evidentemente è così quando la statura morale delle persone è bassa e gli istinti di egoismo ed avidità sovrastano il resto”. 

Le Iene:” Ecco come funziona”
L’escamotage usato per trattenere i rimborsi, secondo la ricostruzione della trasmissione di Italia Uno, è questo: i parlamentari effettuano il bonifico, salvo revocarlo entro le 24 ore successive. Ma nel frattempo hanno ormai in mano la distinta di ordine del bonifico da pubblicare sul sito www.tirendiconto.it. Ricostruzione che Cecconi e Martelli hanno negato quando lo scorso 2 febbraio sono stati raggiunti dall’inviato Filippo Roma. La grana è scoppiata nei giorni successivi, prima della messa in onda, e i due – promette ora il M5s – in caso di elezione rinunceranno al seggio in Parlamento. Ma Cecconi e Martelli, sostiene l’ex attivista, non sono i soli. Il servizio chiede, ad esempio, rassicurazioni a due senatori salentini, Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, entrambi ricandidati e la prima in corsa anche per l’uninominale nel quale sono schierati il viceministro Teresa Bellanova e Massimo D’Alema. Davanti alle telecamere de Le Iene, che li ha raggiunti il 9 febbraio a Lecce durante un comizio con Di Maio, i due parlamentari hanno rassicurato: “Siamo a posto, tutto in ordine”. Dopo la messa in onda del reportage, Lezzi ha aggiunto su Facebook: “Domani mattina (lunedì, ndr) andrò in banca per farmi rilasciare la documentazione che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati“. Poi il silenzio: nel pomeriggio il suo profilo non riporta ancora alcun aggiornamento. Buccarella, invece, come detto si è autosospeso “per tutelare anche la mia serenità personale e familiare”.

I dubbi dell’ex dipendente Casaleggio Associati
Silenzio, invece, da Buccarella che, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, ha già ammesso di aver compiuto “irregolarità” nei versamenti. Secondo l’ex dipendente della Casaleggio Associati, Marco Canestrari, che racconta in un video su Facebook delle verifiche effettuate negli scorsi mesi, ci sono “bonifici sospetti anche di Vito Crimi, Mario Giarrusso, Danilo Toninelli e Paolo Bernini“. Tutti “per alcuni mesi hanno dichiarato di restituire la stessa identica cifra“, una circostanza che “andrebbe spiegata”. C’è un modo”molto semplice per spiegarla”, aggiunge Canestrari, “pubblicare tutti gli scontrini delle vostre spese. I parlamentari onesti che hanno rendicontato senza barare le loro spese non hanno nulla da temere anzi hanno tutto da perdere ad essere accomunati a chi ha utilizzato trucchetti“.