Serata più usuale la seconda di questo Festival di Sanremo 2018. Sarà che ci siamo abituati alla conduzione asciutta, ai due brani per ogni ospite, a poche chiacchiere e all’assenza di interviste improbabili. Quattro giovani (assurdo l’ultimo posto momentaneo di Mirkoeilcane), dieci campioni in gara e gli ospiti. Ma vediamo il peggior momento musicale e quello migliore.

Il peggiore: Il Volo. La prima volta cantano Canzone per te di Sergio Endrigo. Strazianti. Perché nel passaggio dallo stile tenorile operistico al canto moderno non riescono a ripulirsi dall’eccesso di empatia, che con Endrigo fa più danni della grandine: le loro voci diventano solo forzatamente melense, involontariamente ai limiti del neomelodico; per le loro tre voci scollate sul ritornello; per l’azzardo di pensare che nella vita si possa e si sia in diritto di far tutto. Endrigo aveva un canto semplice e classico, diretto, senza la minima spocchia di voler strafare, che avrebbe contaminato il messaggio delle sue canzoni. L’esatto contrario dei ragazzi de Il Volo. Se però con Endrigo il paragone con l’originale si perdeva purtroppo (ma per loro fortuna) nel tempo, quando poi hanno cantato La vita è adesso Baglioni era lì, e cantava con loro. L’effetto è stato massacrante.

Il migliore: Roberto Vecchioni. Non solo per la canzone in sé, cioè Samarcanda cantata con Baglioni. Ancor di più per cosa ha rappresentato quel momento musicale. Dopo aver cantato il brano, ne ha impreziosito l’esecuzione donando al pubblico l’etimo della storia. Si è soffermato sulla canzone e sulla sua importanza, con la preziosa capacità di saperla “spiegare”, senza risultare pedante: dote rarissima, perché la canzone è un’arte così fragile che può sbriciolartisi tra le dita quando la racconti. Ha riconciliato con quel palco dopo la prosopopea ingiustificata de Il Volo. Queste più o meno le sue parole: “Le canzoni sono fiori, cose piccole, che servono per raccontare ciò che prova Caruso in quell’istante a Sorrento su quella terrazza, la bellezza interiore della Donna Cannone, il gesto di Piero. A me non me ne frega niente di essere un poeta, io sono uno scrittore di canzoni”. Due giganti della canzone d’autore, Vecchioni e Baglioni, che lanciano un messaggio così, sul palco della manifestazione più importante per ciò che riguarda la musica in Italia. Il meglio della seconda serata è successo in quel momento.

A domani.