Il Tribunale di Roma ha condannato per associazione a delinquere a 6 anni e 6 mesi di carcere l’ex presidente alle opere pubbliche Angelo Balducci e a 6 anni l’imprenditore Diego Anemome nell’ambito del processo sugli appalti del G8 alla Maddalena. Assolto invece l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso “perché il fatto non sussiste”, che commenta così la decisione della Procura: “Questo vale come una doppia assoluzione. Sono innocente. Come ho sempre dichiarato. Ora lo hanno dichiarato anche i giudici”. Quattro anni anche all’ex generale della Guardia di finanza Francesco Pittorru e 4 e mezzo all’ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio De Santis. Il tribunale ha dichiarato prescritto il reato di corruzione mentre sono state condannate le persone ritenute a capo dell’associazione a delinquere.

Tra le posizioni prescritte per l’accusa di corruzione nell’ambito dell’indagine sulla ‘cricca’, nata a Firenze nel 2010, poi trasferita a Perugia e infine alla Procura di Roma per competenza, figurano l’imprenditore Daniele Anemone mentre tra gli assolti c’è l’ex commissario straordinario ai mondiali di Nuoto di Roma, Claudio Rinaldi e l’ex funzionaria della presidenza del Consiglio, Maria Pia Forleo. I giudici dell’ottava sezione penale hanno inoltre disposto una provvisionale di 1 milione di euro che Diego Anemone e Balducci dovranno pagare al ministero per l’Infrastrutture e 50mila euro all’associazione Cittadinanzattiva. Inoltre Anemone e Pittorru dovranno risarcire per 250mila euro la Presidenza del Consiglio.

La ‘cricca’, era stata rinviata giudizio nel settembre 2013. Gli inquirenti parlarono di un “sistema gelatinoso“, che permetteva a un gruppo di imprenditori e pezzi delle Istituzioni di condizionare grandi appalti, come quelli legati al G8 della Maddalena e quelli delle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia. Oltre quindici gli imputati nel processo, per molti dei quali è intervenuta la prescrizione. A Balducci e Anemone, veniva contestata la corruzione e l’associazione a delinquere: erano loro, secondo i pm Roberto Felici e Ilaria Calò, titolari del fascicolo, il cuore del gruppo che con favori e denaro si aggiudicava gare milionarie andando “oltre gli schemi di corruzione cui siamo abituati”.

Nella requisitoria i pm parlarono di “uno dei più gravi casi di corruzione nell’Italia dal dopoguerra per il danno enorme alla pubblica amministrazione con interi settori assoggettati” al gruppo. “È una sorta di corruzione 2.0“, dissero, parlando di una rete fatta di “rapporti illeciti con soggetti di alto profilo istituzionale”, attraverso “ripetuti e ingenti vantaggi a pubblici funzionari perché venissero meno ai loro doveri”.

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