Dieci condanne e intervenuta prescrizione per l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Queste le richieste fatte dalla Procura di Roma nei confronti degli imputati nel processo sugli appalti del G8 e alcuni Grandi eventi. Davanti ai giudici della VIII sezione penale i pm Roberto Felici e Ilaria Calò hanno chiesto di condannare a 9 anni e 2 mesi l’ex presidente alle opere pubbliche Angelo Balducci, a 9 anni l’imprenditore Diego Anemone e a 6 anni e mezzo il fratello Daniele. La “cricca”, era stata rinviata giudizio il 27 settembre 2013. Quel “sistema gelatinoso”, secondo l’accusa, che aveva permesso a un gruppo di imprenditori e pezzi dello Stato di pilotare appalti milionari che ruotavano intorno al G8 del 2010 che doveva tenersi alla Maddalena alle opere per i 150 anni dell’unita’ d’Italia. Gli imputati, a secondo delle diverse posizioni, devono rispondere dei reati di corruzione e associazione per delinquere.

L’indagine sulla ”cricca” nacque a Firenze nel 2010, poi fu trasferita a Perugia e infine inviata alla Procura di Roma per competenza. Il gup Massimiliano Di Lauro ha recepito la richiesta del pm Roberto Felici e Ilaria Calo’, titolari del fascicolo che rappresenta uno dei numerosi procedimenti nati intorno alle presunte irregolarità intorno all’aggiudicazione dei lavori per le opere del 2010. Secondo i pm di piazzale
Clodio, l’ex numero uno della protezione civile Bertolaso nella veste di pubblico ufficiale avrebbe favorito Anemone in cambio di denaro e favori. A Balducci e Anemone, oltre a diversi episodi di corruzione, viene contestata (insieme ad altri 12 imputati) l’associazione per delinquere.

Di un “sistema gelatinoso” parlano i pm Roberto Felici ed Ilaria Calò, sottolineando “l’associazione di fatto tra Anemone e Balducci”, nella quale aggiungono “si va oltre gli schemi di corruzione cui siamo abituati: siamo di fronte a uno dei più gravi casi di corruzione nell’Italia dal dopoguerra per il danno enorme alla pubblica amministrazione con interi settori assoggettati” al gruppo. “È una sorta di corruzione 2.0”, aggiungono i pm nella requisitoria, creata attraverso una rete “di rapporti illeciti con soggetti di alto profilo istituzionale”, con “ripetuti e ingenti vantaggi a pubblici funzionari perché venissero meno ai loro doveri”.

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