Graziano Delrio ha deciso di pubblicare sul sito del ministero dei Trasporti gli atti di convenzione con le 26 società di gestione delle autostrade italiane, cioè i contratti che legano i concessionari con lo Stato. Si tratta di un’iniziativa all’apparenza meritoria perché per decenni quegli atti sono stati tenuti gelosamente in cassaforte come si trattasse di segreti militari. Nelle decine e decine di pagine offerte alla consultazione, però, ci sono buchi vistosi e grandi come voragini: mancano gli allegati fondamentali, quelli su cui sono incardinati i contenuti economici e finanziari del contratto. In particolare sono stati omessi gli allegati B, E, K, L, M e N.

L’allegato B riguarda la remunerazione del capitale (WACC Weighted Average Cost of Capital) eventualmente investito dai concessionari per la costruzione di nuove opere o per l’adeguamento delle arterie avute in gestione. Ad esso è agganciata la determinazione dei parametri delle formule per la revisione delle tariffe. L’allegato E contiene il piano economico finanziario per ogni singola autostrada, il K è l’elenco e la descrizione delle opere da realizzare, l’allegato L tratta il recupero degli introiti per gli investimenti non realizzati o ritardati, M è il cronoprogramma degli investimenti e infine N tratta l’aspetto delle inadempienze, delle sanzioni e penali. In pratica è come se Delrio avesse provveduto a far uscire un libro tenuto segreto per decenni e che tutti, dai giornali agli automobilisti, dai politici agli esperti del ramo, aspettavano con interesse, ma si fosse limitato a pubblicare la copertina lasciando nel cassetto tutto il resto.

Il Fatto Quotidiano ha pubblicato alcune settimane fa proprio la parte più succosa delle convenzioni autostradali, in particolare l’Allegato B dei due maggiori concessionari: Autostrade per l’Italia dei Benetton che gestisce circa 3mila dei 6mila chilometri autostradali e Gavio che è il signore delle autostrade del Nordovest, a cominciare dalla ricchissima Torino-Milano. In quegli atti che introducono importanti cambiamenti rispetto alle convenzioni passate, il ministro Delrio ha inserito regali di svariati miliardi di euro ai concessionari. Oggi lo stesso Delrio decide di non pubblicare sul sito ministeriale quegli allegati dalla cui consultazione i cittadini potrebbero rendersi conto di persona dei gentili omaggi. Lo fa proprio alla vigilia delle elezioni temendo forse che la piena pubblicazione delle sue scelte ministeriali possa nuocergli in campagna elettorale.

Il ministro in pratica ha di nuovo accolto l’impostazione dei signori delle autostrade i quali ritengono che quegli atti siano da considerare segreti industriali da non rivelare agli automobilisti e all’opinione pubblica nonostante di mezzo ci sia l’uso di beni dello Stato come sono appunto le autostrade. Anche i concessionari quotati in Borsa come i Benetton e i Gavio ritengono che il segreto sulle autostrade vada custodito gelosamente. Sulla base di un ragionamento abbastanza singolare: dicono che proprio in quanto quotati hanno diritto a più di riservatezza. Quando la logica dovrebbe suggerire il contrario e cioè che la quotazione, quindi la vendita di azioni al pubblico, dovrebbe imporre più trasparenza e informazioni al mercato, agli investitori e ai risparmiatori. Del resto in Italia ci sono migliaia di aziende che si tengono alla larga dalla Borsa proprio per non dover mettere in piazza i propri conti e bilanci.

Tra i documenti omessi da Delrio ci sono poi quelli in cui il concedente è Concessioni autostrade lombarde (Cal), una società mista al 50 per cento tra Anas e Regione Lombardia che gestisce la Brebemi, l’Autostrada Pedemontana Lombarda e la Tangenziale Est esterna di Milano. In questo caso non è il ministero di Delrio il concedente, ma è sempre il ministero che procede alla revisione annuale delle tariffe di concerto con il ministero dell’Ecomia e con un decreto apposito.

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