La Spintarella è il titolo di un libro con due autori illustri (anche se sconosciuti al grande pubblico italiano): Cass Sunstein e Richard Thaler. Il primo dei due è stato uno dei “consiglieri” principali di Barack Obama, scelto opportunamente, come vedremo fra poco, per manipolare al meglio l’opinione pubblica americana e mondiale. Un vero artista dei trucchi comunicativo-informativi, atti — si dovrebbe dire in termini criminal-giudiziari — a distorcere la verità, a mescolarla con il falso in modo da rendere difficile o impossibile distinguere l’una dall’altro; a creare storie atte a distrarre il pubblico ignaro in modo tale da riempire il suo “immaginario” di questioni prive di ogni senso, contraddittorie le une alle altre; a sollevare problemi inesistenti o secondari portandoli in primo piano nei grandi media in modo tale da trasformare il cosiddetto “dibattito pubblico” in una melma emotivo-sentimentale-inquieta, impedendo — sempre ai danni del pubblico ignaro — alla gente di concentrare la propria attenzione su ciò che conta per costringerla a guardare solo ciò che non conta nulla.

Si potrebbe riassumere il tutto nel concetto di “infiltrazione cognitiva” che include anche (come lascia capire il termine) la penetrazione, in forma camuffata, di idee sballate o incongruenti all’interno di un gruppo sociale, di una organizzazione avversaria o presunta tale, di un nemico o addirittura di uno Stato intero, popolo e governanti inclusi. Roba da servizi segreti, come ben si capisce. E, dal punto di vista della legge internazionale, un vero e proprio atto di aggressione perpetrato con metodi segreti, sleali.

Diciamo che Cass Sunstein potrebbe essere insignito, a buon diritto (e forse lo sarà) del titolo di inventore emerito delle fake news. E, in subordine, di perfezionatore delle “rivoluzioni colorate”, il cui inventore ancora più esimio è Gene Sharp. E si potrebbe continuare a lungo sull’attività professionale di Cass Sunstein e sulla dirittura morale del presidente americano che lo assoldò e pagò profumatamente per menare per il naso in primo luogo i suoi elettori, e poi tutti noi.

Richard Thaler, il secondo autore del libro in questione (che nello slang americano titola Nudge) è niente meno che il vincitore del Premio Nobel per l’economia del 2017. Entrambi gli autori vogliono spiegare ai leader politici come ottenere che “la gente faccia la cosa giusta”. Lasciamo stare cosa si intenda per “cosa giusta”. La vera domanda è: “giusta per chi?” E la risposta è ovvia, “per loro”, per i leader. La risposta dei due autori è simile all’uovo di Colombo, “rendila facile da fare”. Non per niente il loro pedigree è così importante.

Il problema è bene impostato e si capisce che sarà usato largamente dai pubblicitari di tutto il mondo (che, per altro, hanno scoperto che funziona da quasi cento anni). Il suo padre si chiamò Edward Louis Bernays, era il nipote di Sigmund Freud e scrisse un libro intitolato Propaganda che è il primo manuale di manipolazione dell’era moderna. Così il Nudge, ovvero spintarella, potrebbe scivolare lentamente verso la sua conclusione e non occorrerebbe neppure leggerlo. Ma sarebbe un errore, perché il problema di cui sopra ha una serie di implicazioni che certamente non sono sfuggite ai due sagaci autori.

Infatti, che succede quando tu vuoi che la gente “faccia la cosa sbagliata?”. Qui l’ispiratore delle soluzioni s’intuisce — dato il curriculum — sia stato Cass Sunstein. La prima di queste si può sintetizzare così: “Rendi facile fare la cosa sbagliata”. La seconda soluzione è davvero geniale: “Rendi difficile fare la cosa giusta”. Come si faccia viene indicato con l’intraducibile parola sludge. Che sta per l’uso di un linguaggio deliberatamente confuso o di procedure che incoraggiano chi ascolta, e deve fare una data cosa, o a non farla per timore di sbagliare, oppure perché non ha capito di che si tratta. Un ottimo esempio di sludge è quello di costringere l’elettore ad affrontare le procedure di registrazione per andare a votare. Milioni non sapranno che fare e come fare, e non voteranno. Stiamo parlando del sistema elettorale vigente negli Stati Uniti d’America. Ma la stessa, identica cosa è accaduta a coloro che, come me, hanno cercato di cimentarsi con il Rosatellum in Italia.

Un altro sistema può essere quello di far filtrare, attraverso i media, notizie false di eventi mai accaduti, tipo un morto che poi non risulta. O costringere un persona, o un gruppo sociale a rispondere a accuse strane, non chiaramente formulate. Molto kafkiano, ma frequente. Esempio: accusare genericamente gli anziani di esistere, in quanto con la loro esistenza fanno peggiorare il bilancio dello Stato, o se sono ancora in condizioni di lavorare, sottraggono posti di lavoro ai giovani. Come rispondere a queste accuse? Oppure ingrandire e dilatare un fatto scatenando un dibattito travolgente attraverso l’ingaggio di importanti nomi della politica, o dello spettacolo, o dello sport.

Il risultato è un diluvio artificiale di dibattiti e di scontri, che riempiono letteralmente tutti i media per settimane e mesi. Si chiama “distrazione di massa attiva”. In americano né il verbo nudge, né il verbo sludge sembrano adatti a descrivere l’operazione (che è sotto i nostri occhi nel momento in cui ne scrivo, sotto la forma della improvvisa slavina di confessioni e di accuse sulle violenze degli “uomini bianchi” contro le donne, purché famose). Viene suggerito, per operazioni come queste il verbo grudge.

C’è un terzo sistema, che in gergo ha già conquistato il nickname di “esercito dei 50 centesimi”, alias “esercito degli spiccioli”, alias “armata del nulla”, consistente nel riempire i social network di discussioni prive di senso alcuno, o cambiando argomento ad ogni post, o facendo gossip inventato, o insultando gratuitamente una persona, o parlando di sport, o del trattamento del gatto di casa. Questo trucco, come gli altri qui elencati, viene usato soprattutto nei momenti politicamente e socialmente più tesi. In tal modo si neutralizza una parte più o meno grande di potenziali protestatari.

Il primo che deve avere letto Nudge deve essere stato Zuckerberg, il padrone di Facebook, che ha annunciato la sua operazione (in corso) di “spintarella” dei due miliardi di utilizzatori del suo social network verso argomenti “interpersonali”, riducendo al contempo lo spazio dedicato alle news. Meno tentazioni politiche, più evasione. Come farà lo sa lui (e lo sanno anche la Cia, la Nsa e Sunstein) e sarebbe inquietante se lo sapessimo anche noi.

Tutto questo ci dice, tuttavia, qualche cosa: ci mostra, per esempio, a quale livello siano giunte le tecniche raffinatissime per farci fare, a tutti noi, la “cosa giusta”, la “cosa sbagliata”, e per impedirci di fare la cosa che avremmo voluto fare (cosa che, avendo a disposizione i metadata, loro sanno in anticipo). Sono gli stessi che controllano quasi tutto il web mondiale, dopo averlo inventato. Hanno in mano la Rete, i suoi server, i suoi interruttori. Monitorano tutto ciò che facciamo e conoscono anche quali pulsanti dei nostri cervelli devono toccare per provocare le risposte a loro convenienti. Le nostre menti sono piene delle loro idee, dei loro nudge, grudge, sludge.

C’è qualcuno che può credere al Russiagate e alla sovversione putiniana delle nostre coscienze, quando la quota dell’immagine della Russia presente nei nostri cervelli — quella non inquinata dalla possente narrazione occidentale — è a livelli omeopatici, cioè uguale a zero?

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