Nel giro di poche ore, la scorsa settimana, tre notizie di segno opposto sono arrivate dall’Iran, rimasto ormai l’unico Paese al mondo a mettere a morte minorenni al momento del reato.

Iniziamo con l’unica positiva. Il 30 gennaio la corte d’appello di Urmia ha reso noto di aver annullato la condanna a morte di Saman Nameen, un ragazzo curdo-iraniano che nel 2011 era stato giudicato colpevole di omicidio. All’epoca aveva solo 17 anni. Qui avevamo raccontato la sua storia. Poche ore prima dell’impiccagione, nel febbraio 2015, aveva ottenuto la sospensione dell’esecuzione. Il caso era stato rinviato a un tribunale inferiore per il riesame. Le organizzazioni per i diritti umani avevano continuato a inviare appelli alle autorità iraniane, auspicando un provvedimento di clemenza. La corte d’appello di Urmia ha annullato la condanna a morte sostituendola con cinque anni di carcere. Poiché dal momento dell’arresto Saman ne ha trascorsi in cella più di sei, il suo rilascio dovrebbe essere prossimo.

Sempre il 30 gennaio c’è stata l’esecuzione di Ali Kazemi, condannato all’impiccagione per aver accoltellato a morte un uomo durante una rissa, quando aveva solo 15 anni. L’esecuzione, nella provincia di Busher, ha avuto luogo senza informare l’avvocato di Kazemi, come invece prevede la legge iraniana. La direzione del carcere e l’ufficio del procuratore hanno tormentato i familiari di Kazemi con informazioni contraddittorie.

Il 29 gennaio sono stati avvisati che l’esecuzione avrebbe avuto luogo il giorno dopo e convocati per un’ultima visita al congiunto. In serata, però, è stato detto loro che era stato tutto sospeso. La mattina del 30 gennaio sono stati nuovamente rassicurati ma a mezzogiorno hanno appreso che la condanna a morte era stata eseguita.

E sempre il 30 gennaio, nella prigione di Noshahr, è stata messa a morte Mahbubeh Mofidi. Secondo le poche informazioni disponibili aveva ucciso il marito, nel dicembre 2013, con l’aiuto di un parente. Il matrimonio era stato celebrato appena un mese prima, quando la ragazza aveva 17 anni. Un mese fa, il 4 gennaio, in Iran era stato messo a morte un altro minorenne al momento del reato, Amirhossein Pourjafar. Dal 2005 in Iran sono state eseguite almeno 88 condanne a morte di rei minorenni, quattro delle quali nel 2017 e tre quest’anno. In attesa dell’impiccagione ce ne sono altri 80.