Tra una settimana iniziano i giochi olimpici invernali che si terranno dal 9 al 25 febbraio a Pyeongchang, nella Corea del Sud e già gli occhi del mondo sono puntati sull’evento. Non soltanto per motivi sportivi ma per ragioni politiche. Eppure per definizione le Olimpiadi sono apolitiche. Nel suo statuto si legge che
il Comitato Olimpico Internazionale (Cio) promuove la competizione sportiva senza discriminazioni, ‘in uno spirito di amicizia, solidarietà e correttezza’. Il Cio prevede anche una tregua olimpica, osservata durante le antiche Olimpiadi. Tuttavia la politica si è insinuata nei Giochi Olimpici nel corso della storia, attraverso il boicottaggio, la propaganda o le proteste. Negli ultimi cento anni sette sono stati i casi di contaminazione e vale la pena di ricordarli.

Berlino 1936: Le Olimpiadi Naziste. Salito al potere nel 1933 il Partito Nazista usò i Giochi Olimpici come un’opportunità unica per mostrare al mondo che la Germania era una nazione benigna e progressista, fornendo allo stesso tempo carburante per la propaganda della superiorità ariana, che venne specificamente proibita dal Cio. Il Cio impose al governo tedesco di accettare atleti ebrei qualificati nella propria squadra. Di conseguenza, Helene Mayer rappresentò la Germania nella scherma femminile. Le Olimpiadi di Berlino, però, verranno ricordate per la quadrupla vittoria del dell’americano Jesse Owens, un afroamericano, al quale Hitler si rifiutò di donare di persona le medaglie d’oro. Molti ritengono che Owens abbia distrutto da solo il tentativo tedesco di dimostrare la superiorità della razza ariana.

Londra 1948: Germania e Giappone Escluse. Sia la Germania che il Giappone vennero escluse dalle prime olimpiadi dopo la fine della seconda guerra mondiale. L’Unione Sovietica fu invitata ma rifiutò di inviare i propri atleti. Il Wembley Stadium fu il centro degli eventi sportivi. A quanto pare a costruire l’aggancio della metropolitana per raggiungere lo stadio furono proprio i prigionieri di guerra tedeschi.

Melbourne 1956: Due proteste. Nell’ottobre del 1956 le brigate israeliane invasero la penisola del Sinai in Egitto dando vita alla crisi di Suez. Egitto, Libano e Iraq boicottarono i Giochi per protestare contro l’invasione da parte di Israele e il sostegno dei suoi alleati. Nel frattempo, l’esercito sovietico entrava a Budapest, in Ungheria, poche settimane prima della cerimonia di apertura. Per protestare contro questa invasione, Olanda, Spagna e Svizzera si ritirarono dai Giochi. L’Ungheria partecipò ai Giochi durante i quali la partita di pallanuoto tra la sua squadra e quella sovietica divenne simbolo della tensione tra le due nazioni.

Città del Messico 1968: attentati e diritti civili. Dieci giorni prima della cerimonia di apertura dei Giochi, gli studenti messicani organizzarono una manifestazione nella Plaza delle Tre Culture, nel quartiere di Tlatelolco, a Città del Messico. Contestavano l’uso dei finanziamenti governativi per i Giochi olimpici piuttosto che per i programmi sociali. L’esercito messicano circondò la piazza ed aprì il fuoco, uccidendo oltre 200 manifestanti e ferendone oltre 1.000, un evento che passò alla storia come il massacro di Tlatelolco. Durante la cerimonia di premiazione dei 200 metri, gli sprinter statunitensi Tommie Smith e John Carlos protestarono contro il trattamento riservato ai cittadini neri da parte del loro Paese. Salirono sul podio a piedi nudi e durante l’inno nazionale americano sollevarono il pugno con un guanto nero chinando la  testa. Insieme con il secondo classificato, l’australiano Peter Norman, indossavano distintivi per i diritti umani. Smith e Carlos furono subito dopo banditi dal Cio e dal Comitato Olimpico degli Stati Uniti.

Monaco 1972: Massacro di Monaco. I Giochi del 1972 furono segnati dall’attacco terroristico palestinese contro la squadra israeliana. Il 5 settembre 1972, otto terroristi affiliati all’organizzazione Settembre Nero entrarono di nascosto nel Villaggio Olimpico e uccisero due membri della squadra israeliana. Ne presero altri nove in ostaggio, che usarono per contrattare per il rilascio di 200 prigionieri palestinesi. Al fallito tentativo della polizia tedesca di liberare gli ostaggi, i palestinesi reagirono uccidendoli tutti.

Montreal 1976: Olimpiadi dei boicottaggi dei Paesi africani. Circa due dozzine di Paesi, principalmente africani, boicottarono i giochi olimpici del 1976 a Montreal. Il Cio si era rifiutato di vietare alla Nuova Zelanda di partecipare ai Giochi perché la squadra nazionale di rugby era andata in tournée in Sudafrica, un Paese bandito dalle Olimpiadi dal 1964 a causa delle sue politiche di apartheid. Il boicottaggio spostò i riflettori mondiali sulle politiche di apartheid del Sud Africa. Infatti, quando i South Africani Springboks iniziarono il loro tour di rugby in Nuova Zelanda, nel 1981, furono accolti con proteste antiapartheid.

Rio de Janeiro 2016: squadra olimpica di rifugiati. Nel 2016, il Cio ha creato una squadra di rifugiati per portare la loro crisi alla ribalta internazionale. Atleti originari della Siria, del Sud Sudan, dell’Etiopia e della Repubblica Democratica del Congo sono stati scelti per la squadra, e ogni atleta si è allenato nel Paese che lo ospitava (Kenya, Belgio, Lussemburgo, Brasile o Germania). Gli atleti hanno sfilato nella cerimonia di apertura prima del paese ospitante, il Brasile, portando la bandiera olimpica.

Pyeongchang 2018, le olimpiadi degli accordi atomici? Ventidue atleti nord coreani prenderanno parte ai giochi di Pyeongchang, tra cui 12 donne che si uniranno alla squadra femminile di hockey della Corea del Sud, un evento assolutamente storico. A Pyeongchang, i nordcoreani gareggeranno anche nel pattinaggio artistico, nel pattinaggio di velocità su ghiaccio, nello sci alpino ed in quello di fondo. Ma non basta, durante la cerimonia di apertura gli atleti nordcoreani marceranno di insieme ai sudcoreani sotto un’unica bandiera di unificazione raffigurante la loro penisola.

L’invito ai giochi olimpici ha fatto riaprire i canali di comunicazione tra le due Coree, chiusi definitivamente nel luglio del 2016 a causa della decisione dell’amministrazione Obama di imporre sanzioni personali su Kim Jong-un e altri alti funzionari del regime nordcoreano. Prima ancora che la delegazione sud coreana attraversasse la linea di demarcazione tra le due Coree per accordarsi sulla partecipazione degli atleti nord coreani alle olimpiadi, le due capitali hanno riaperto una linea diretta di dialogo. Una vittoria pacifica dopo un anno di grandi tensioni, durante il quale più di una volta si è temuto lo spettro dell’olocausto nucleare.

E’ stato abile il presidente sud coreano Moon a usare l’invito ai giochi come un ramo d’ulivo per Kim Jong-un. La Corea del Nord sotto il giovane Kim ha fatto dello sport, e in particolare del successo negli eventi sportivi internazionali, una priorità politica. Anche se il Paese non eccelle molto negli sport invernali, gli atleti nordcoreani hanno  stabilito diversi record mondiali, ad esempio nel sollevamento pesi e la squadra di calcio femminile è tra le migliori al mondo. Qualunque sarà la prestazione degli atleti nord coreani alle Olimpiadi di Pyeongchang, queste passeranno alla storia per aver aperto un varco tra le due nazioni, attraverso il quale si potrebbero ricucire legami etnici, culturali e chissà forse anche di sangue.

Secondo gli accordi, agli eventi delle Olimpiadi parteciperanno anche artisti nord coreani, tra cui Hyon Song-wol, la cantante preferita di Kim Jong-un. Hyon è meglio conosciuta come la solista della banda Moranbong, un complesso tutto femminile. Negli spettacoli indossano gonne corte o eleganti uniformi militari e cantano e ballano odi a Kim. Hyon, che ha partecipato ai colloqui tenutosi nella linea di demarcazione tra le due Coree all’inizio di gennaio, non canterà però con Moranbong, ma sarà la solista dell’orchestra della Corea del Nord composta da 140 membri che durante le Olimpiadi si esibirà a Seul e a Gangneung. Gli spettacoli saranno i primi messi in scena da un gruppo musicale nordcoreano nella Corea del Sud dal 2002. Il repertorio comprenderà canzoni popolari e capolavori classici famosi in entrambi i Paesi e in sintonia con il tema dell’unificazione. Niente propaganda politica, insomma.

In complesso la delegazione nord coreana dovrebbe essere composta da più di 500 persone, tra cui anche le celeberrime cheerleader, le bellissime ragazze pompon che tanto piacciono a Kim, che inciteranno gli atleti alla vittoria. Sebbene ancora non è stato stabilito, è probabile che la delegazione attraverserà a piedi la linea di demarcazione del 38 esimo parallelo, segno tangibile del desiderio di entrambe le nazioni di riunificazione.

Dopo un anno di tensioni politiche, le Olimpiadi sono una grande opportunità per ricucire i rapporti con la Corea del Nord e riconoscerne lo status di potenza nucleare. Se ciò avvenisse si potrebbe iniziare subito a lavorare al contenimento delle armi atomiche nord coreane in un quadro di diplomazia internazionale, un nuovo paradigma, insomma, dove inserire anche le altre potenze nucleari ‘canaglia’: Pakistan, India, Israele e presto anche l’Iran.