L’Alta Corte del Venezuela ha escluso l’opposizione dalle prossime elezioni presidenziali, spianando la strada all’attuale presidente Nicolás Maduro per un altro mandato. Nuove elezioni presidenziali sono convocate per la fine di aprile e, grazie a questa decisione del Tribunale Supremo di Giustizia (Tsj), Maduro correrà da solo. Il Tsj, organo denunciato come antidemocratico da Usa, Unione Europea e 14 Paesi del continente americano, ha stabilito di escludere dalla campagna elettorale la coalizione d’opposizione Mesa de la Unidad Democrática (Mud) che raccoglie al suo interno 20 partiti, sulla base di una risoluzione del Consiglio Nazionale Elettorale (Cne).

Il Cne sostiene infatti che nel Mud vi siano organizzazioni politiche che non sono state registrate correttamente nei registri elettorali e pertanto non può permettere che si presenti una scheda unica – e dunque un’unica candidatura presidenziale – della coalizione. In vista delle presidenziali, inizialmente previste per dicembre e poi posticipate dall’Assemblea Costituente ad aprile, infatti, il Cne aveva organizzato una re-iscrizione obbligatoria di tutti i partiti politici, dopo che i principali gruppi antichavisti non avevano partecipato alle municipali dello scorso dicembre, ma non avrebbe ricevuto le richieste di iscrizione da parte di alcuni partiti del Mud. Tania D’Amelio, una delle integranti del Consiglio Elettorale, ha precisato che Voluntad Popularil partito di Leopoldo Lopez, il leader antichavista condannato a 14 anni in prigione – si è “autoescluso” non avendo presentato in tempo la sua richiesta di re-iscrizione. E ha aggiunto che la coalizione d’opposizione non avrebbe comunque potuto presentare le schede elettorali in otto dei 23 stati del Paese, perché “esistono cause penali in corso che lo riguardano”.

Questo apre la strada alla vittoria scontata di Maduro e allontana sempre di più il Venezuela dall’essere uno Stato democratico. Il successore dell’ultima icona socialista Hugo Chavez è accusato infatti di guidare un un regime dittatoriale di sinistra in un Paese ricco di petrolio e un tempo prospero, ma che ora sta vivendo una grave crisi economica, con l’inflazione al 1500%. Unanime la condanna internazionale per quanto accaduto. L’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha definito l’esclusione del Mud dalle elezioni “una nuova e grave violazione del principio di elezioni eque”. “Una deriva autoritaria inaccettabile” le fa eco il presidente francese Emmanuel Macron. “A livello europeo, ci coordineremo per rispondere in maniera adeguata”, ha aggiunto in una conferenza stampa tenuta venerdì con il presidente argentino Mauricio Macrì all’Eliseo. Da Washington, il Dipartimento di Stato ha annunciato che non riconoscerà il risultato delle presidenziali, giacché il voto non può essere definito “libero, giusto, credibile e trasparente”.

Nessuno riconoscerà il risultato delle elezioni presidenziali in Venezuela”, ha rilanciato dal palco del Forum economico mondiale di Davos il presidente colombiano, Juan Manuel Santos, indicando – come ha fatto anche Mogherini – che il voto è stato convocato dall’Assemblea Costituente di Caracas, che tanto la Colombia come l’Ue considerano illegittima. Santos ha dato il suo appoggio alle posizioni del cosiddetto Gruppo di Lima (costituito da Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia) che ha respinto tre giorni fa le presidenziali anticipate, osservando che la situazione attuale a Caracas “rende impossibile la realizzazione di elezioni presidenziali democratiche, trasparenti e credibili”.

In quanto ai partiti del Mud, ancora non hanno deciso una posizione comune dopo la sentenza del Tsj. Tomas Guanipa, segretario di Primero Justicia – il gruppo più importante della coalizione, insieme a Voluntad Popular – ha detto che è disposto a “prestare” la sua sigla elettorale per tutta l’opposizione, ma non c’è stato ancora alcun accordo al riguardo.

A ciò si aggiungono le continue proteste di piazza in tutto il Paese per chiedere cibo e medicinali e i saccheggi di negozi e camion che trasportano prodotti alimentari. La crisi economica si aggrava di settimana in settimana, e sta degenerando in una vera e propria rivolta sociale della gente disperata che non trova da mangiare. Anche l’Unicef ha lanciato il suo grido d’allarme, rilevando come un numero sempre maggiore di bambini in Venezuela soffra di malnutrizione a causa della protratta crisi economica che sta colpendo il Paese. L’agenzia Onu per i minori ha spiegato che non sono disponibili numeri precisi perché i dati ufficiali molto limitati, ma vi sono chiari segni che la crisi sta limitando l’accesso dei bambini a servizi sanitari, medicinali e alimentari di qualità. Unicef ha chiesto quindi di attuare rapidamente una risposta a breve termine contro la malnutrizione. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Pil del Venezuela ha subito una contrazione del 14% nel 2017 e, nel 2018, potrebbe perdere un altro 15%, il che porterebbe il crollo generale dell’economia a un totale del 50% in soli sei anni.