Non passa mai il tempo per la riconoscenza. Non è mai troppo tardi per dire grazie a chi con la sua dignità ha inflitto una lezione memorabile all’universo incivile, alla barbarie di Stato. La giunta romana ha deciso di rimuovere, nel giorno della Memoria, le targhe di tre scienziati, Edoardo Zavattari, Nicola Pende e Arturo Donaggio, a cui erano intestate altrettante strade della Capitale. I tre diedero copertura scientifica al Manifesto della razza, all’abominevole dichiarazione di morte per chi fosse ebreo da parte del regime nazifascista. Loro tre e cento altri, mille altri, milioni di altri concittadini, per codardia o anche e purtroppo per convinzione, salutarono con gioia la carneficina. Rimuovere quelle targhe non solo è una decisione che sa di civiltà, di pulizia e di rispetto verso chi ha trovato il confino o le camere a gas ad attenderlo. E’ un gesto esemplare di gratitudine verso i pochi scienziati, in tutto undici, che rifiutarono di apporre la loro firma a quella soppressione di massa. I loro nomi li ricorda oggi il Corriere della Sera: Vito Volterra, Lionello Venturi, Francesco Ruffini, Bartolo Nigrisoli, Piero Martinetti, Giorgio Levi Della Vita, Gaetano De Sanctis, Ernesto Buonaiuti, Giorgio Errera, Fabio Luzzatto, Marco Carrara. È un indimenticabile fronte del No. La forza che quel No ha dato alle nostre coscienze e alla nostra umanità.