Il treno non è solo un vettore, ma un connettore di comunità. È il mezzo di trasporto più popolare e più sicuro. Dove passa il treno c’è vita. Il treno ha cucito l’Italia, l’ha resa unita fino a quando non si è deciso che le rotaie andavano mandate al macero.

Sono oggi più di ottomila i chilometri di binari morti, ferrovie corrose dalla ruggine, stazioni abbandonate ai cani randagi, lasciate alla rovina. E migliaia i chilometri di strade ferrate dove la manutenzione giunge col contagocce nell’idea – forsennata e perdente – che l’Italia debba viaggiare solo su gomma.

Cosicché si è scelta l’alta velocità come unico investimento possibile, naturalmente nei collegamenti tra le città maggiori e a un costo da vip, lasciando al sussidio regionale le migliaia di chilometri che servono i cittadini che ogni giorno devono spostarsi. Treni e binari hanno iniziato a perire sotto il peso del più completo disinteresse. C’è un’Italia perduta, abbandonata dagli occhi e dall’attenzione dei tanti che hanno governato, alla quale prima di ogni altra cosa è stato tolto il treno. Restano i binari, arrugginiti e oramai vinti dalle sterpaglie, a illustrare il tempo che è.

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