La carica dei 103 viene sfoltita, almeno un po’. Neanche troppo, a dire la verità. Al momento gli ammessi sono 75, ma nelle prossime quarantott’ore potrebbero essere 19 in più. Perché la prima scrematura del ministero dell’Interno ha già bocciato in via definitiva solo 9 degli oltre cento simboli presentati per le elezioni politiche del prossimo 4 marzo: la corsa si ferma per carenza documentale. Loro, certamente, non potranno presentare le liste. Entro giovedì pomeriggio, invece, potrebbero essere riammessi in 19 se i depositanti provvederanno alla sostituzione del contrassegno o all’integrazione della dichiarazione di trasparenza, come richiesto dal Viminale.

Tra i 9 invece bocciati, quelli che cioè non consentono la presentazione delle liste, c’è La Margherita – Democrazia è Libertà, Fronte Verde, Ragione e Libertà. Sub judice invece lo scudo crociato della Democrazia Cristiana e un altro simbolo storico come la fiamma dell’Msi Destra Nazionale. Nel limboa nche Forconi e Indipendenza del Veneto. A quanto si apprende, la decisione del ministero su Dc e Msi è dovuta alla presenza di altri contrassegni analoghi. Lo Scudo crociato, infatti, si trova in uno dei simboli ammessi, quello di Noi con l’Italia-Udc, mentre la fiamma è presente nel contrassegno di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Esultano in 75 che superano il primo step in vista delle Politiche. Per molti loro ora viene la parte più difficile: la raccolta delle firme e la presentazione delle liste. La nuova legge elettorale fissa il prossimo snodo al 31 gennaio. Entro quella data chi non è presente in Parlamento – sono esentati quindi anche i gruppi sconosciuti ai più, come Democrazia Solidale di Lorenzo Dellai o Noi con l’Italia di Lupi e Saverio Romano – dovrà superare lo scoglio più duro, quello della raccolta firme. Tolti i partitoni come +Europa di Emma Bonino che ha risolto trovando ospitalità in Centro Democratico di Bruno Tabacci o Energie per l’Italia di Stefano Parisi che si appoggia ai Civici e Innovatori, cioè gli ultimi reduci di Mario Monti, tutti gli altri devono raccogliere almeno 375 firme per collegio plurinominale, contestualmente presentarsi in almeno due terzi dei collegi e le firme devono essere certificate da autenticatori.

Tra i simboli presentati nel solo primo giorno, ce n’erano di ogni tipo. Era spuntato ad esempio il cuiroso “W la fisica”, che dietro avrebbe anche un progetto – presentato da un prof universitario di Ingegneria neanche quarantenne, Mattia Butta, cattedra a Praga – che punta a intercettare i cervelli in fuga tra gli expat d’Europa con una piattaforma ultra-scientista. Per l’elettorato nostalgico c’è l’opzione Sacro romano impero cattolico, che è il partito più vecchio a depositare il proprio – peraltro barocchissimo – simbolo al Viminale. Vecchio non perché si rifà a Carlo Magno, ma perché – dice il sito sul quale chi vuole può iscriversi – è stato fondato nel 1987. Presente anche il Maie, cioè il Movimento Associativo Italiani all’Estero che sulla scheda delle circoscrizioni all’estero ci sarà di certo perché era già in Parlamento con il suo leader (argentino) Ricardo Antonio Merlo.

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