Dopo la chiusura del confine di Ventimiglia, le Alpi sono diventate la nuova rotta dei migranti che vogliono andare in Francia. Ogni giorno a Bardonecchia, stazione sciistica dell’Alta Val di Susa, decine di persone si mettono sui sentieri provando ad eludere i controlli della polizia. La strada più percorsa è quella che da Bardonecchia porta al Colle della Scala, a 1762 metri di altitudine e con un dislivello di oltre 400 metri che, in quattro ore di cammino porta al piccolo comune di Névache, in Francia. Affrontano la neve vestiti con jeans e scarpe di tela provando a raggiungere il loro sogno: “Non abbiamo alternative”, spiegano i ragazzi che in precedenza sono stati respinti dai bus e dai treni diretti in Francia. La polizia di frontiera francese, grazie ad un accordo Italia-Francia, presidia la stazione ferroviaria di Bardonecchia impedendo ai migranti senza documenti di prendere i treni diretti oltr’alpe. Così la stazione è diventata un vero e proprio centro di accoglienza dove la ONG “Rainbow for Africa” dà la prima assistenza medica. Ogni notte almeno venti migranti dormono nei locali del soccorso alpino adibiti a dormitorio dove ricevono l’assistenza dei militanti della rete Briser les Frontieres. Ma la sosta a Bardonecchia dei migranti durerà poco, giusto il tempo di dormire e riposarsi. Poi sarà tempo di rimettersi in marcia per provare a raggiungere il loro sogno

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