di Carblogger

“Quello che è successo a Renzi non lo capisco. Quel Renzi che appoggiavo non lo vedo da un po’ di tempo”. Dalla gelida Detroit, Sergio Marchionne ha scaricato tiepidamente l’ex presidente del Consiglio. Un po’ facile di questi tempi, a dire il vero. A valanga: se l’ingegner De Benedetti si è presentato in tv da Lilli Gruber “deluso” da Renzi (ma voterà comunque Pd), D’Alema ha addirittura detto in una intervista al Corriere della Sera che Berlusconi “è più credibile” di Renzi.

Fermate il mondo, voglio scendere, come dicevano nel ’68 (mai stato renziano, ma rivalutare Berlusconi è troppo, come del resto qualcuno fa con Trump soltanto perché l’economia americana va bene).

Ma è la fine della storia fra Renzi e Marchionne che qui più incuriosisce. In occasione del Gran Premio di Monza, nel settembre del 2015, Marchionne aveva definito Renzi “la migliore speranza di questo Paese nel 21esimo secolo per accelerare il passo”. Boom. Eppure, precedentemente non c’era sempre stato grande amore tra i due.

In un trafiletto del 21 dicembre scorso su Il Sole 24 Ore, resto poi basito leggendo quando dice al giornale Elon Musk, patron di Tesla: “Qualche anno fa mi ha parlato bene di Fca il vostro premier, Matteo Renzi, che ci ha fatto visita perché non conosceva le Tesla”. Capito? Renzi che raccomandava Marchionne a Musk… Non so se sia stata questa l’occasione, ma insisto: fermate il mondo, voglio scendere.

Sosteneva l’Avvocato che “un Agnelli non può restare all’opposizione per più di due mesi”. Si dirà: Marchionne non è un Agnelli e Renzi non è aria che torni. Ma con tutti questi giri di valzer, è sicuro che la Fiat Chrysler di Marchionne non resterà all’opposizione per più di due mesi nemmeno dopo le prossime, incerte elezioni. Avanti il prossimo.

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