La Hänssler, casa discografica tedesca dalle buone intenzioni, si sta dedicando da qualche tempo alla ristampa di incisioni storiche di alcuni grandi interpreti del passato con uscite assai interessanti. Tra quelle dello scorso anno che più abbiamo seguito con interesse ci sono i tre box di sei cd l’uno dedicati al grande direttore sovietico Evgenij Mravinskij. Sono 18 cd tutti contenenti incisioni che hanno avuto largo corso ma che da qualche anno erano difficili da reperire sul mercato, tranne poche eccezioni. Mravinskij è stato un direttore insigne, essenzialmente monogamo, diresse per 50 anni (dal 1938 al 1987) la Filarmonica di Leningrado (ora San Pietroburgo) di cui fu padre e padrone, portandola a dei vertici di perfezione tecnica raramente raggiunti. Il repertorio che affrontò era discretamente ampio e spaziava da Bach a gran parte dei classici austro-tedeschi e francesi dell’Ottocento, molti classici russi e una buona dose di compositori del Novecento, ovviamente con moderazione (il ‘formalismo occidentale’ inviso agli ždanovisti, naturalmente) e con una netta predilezione per i sovietici, Shostakovich in testa, di cui fu molto amico per un lungo periodo prima del dissidio nato dalla prima esecuzione della Tredicesima sinfonia invisa al regime, che Mravinskij non volle dirigere.

Ma passiamo a considerare in dettaglio i dischi dei tre box. Innanzitutto troviamo le ultime tre sinfonie di Ciaikovskij, le celeberrime incisioni effettuate dalla DG nel 1960 e diventate dei veri classici dell’interpretazione del compositore russo. Ovviamente la visione di Mravinskij è diametralmente opposta alla moda interpretativa sdolcinata tanto diffusa fuori dalla Russia: nessun cedimento, massima attenzione alla struttura e alla spettacolare orchestrazione, fraseggio cantante e mai svenevole; Mravinskij ci restituisce un Ciaikovskij assolutamente classico e forse epico, origine del linguaggio musicale russo, non l’autore un po’ zuccherino e sentimentale a cui siamo abituati da certa vulgata, specie americana.

Tra gli imprescindibili ci sono ovviamente le sinfonie di Shostakovich: Sesta, Ottava e Dodicesima. Poche purtroppo, troppo poche ed è l’unico vero neo di questa pubblicazione. Non si può organizzare un box su Mravinskij senza includere la Quinta, incisa molte volte dal maestro, sinfonia che cementò l’amicizia tra il giovane compositore in odore di Siberia e il giovane direttore che stava ristrutturando un’orchestra allo sbando, o la Decima che Mravinskij diresse come nessun altro. Per lo meno è presenta l’Ottava, grande sinfonia funebre per la Seconda Guerra Mondiale, dedicata dal compositore allo stesso Mravinskij e qui in una incisione molto precoce che da tempo non si aveva la fortuna di trovare nei cataloghi.

Nei box sono presenti doppie versioni delle tre sinfonie di Ciaikovskij, perché? Si poteva approfittare dello spazio per offrire altre opere. Purtuttavia, vi sono molte perle. Formidabile il disco con il Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms e il Primo di Ciaikovskij con Sviatoslav Richter, una collaborazione davvero entusiasmante per delle esecuzioni di fuoco, peccato per la condizione sonora piuttosto povera, ma sono interpretazioni giustamente leggendarie. Ci sono poi delle chicche, come una bella lettura di Ein Alpensymphonie di Strauss, in cui il direttore russo riesce a dispiegare a pieno il virtuosismo della sua orchestra, e per chi conosce il metodo con cui lavorava c’è da tremare alle ore ed ore di estenuanti prove su una partitura così complessa.

Anche la Sesta di Prokofiev è una curiosità (ma non troppo perché si trova anche una splendida incisione della Quinta in giro), sotto la sua bacchetta la sardonica e pessimistica composizione viene resa ancora più amara, si possono intravvedere le nebbie dell’oppressione staliniana tra le trame del primo movimento. Vi è anche una assai peculiare incisione dell’Ottava di Bruckner, compositore di cui il direttore affrontò anche la Settima e la Nona (non presenti nei box). Il Bruckner di Mravinskij è tesissimo, stretto nei tempi, squadrato nel fraseggio, gli ottoni laceranti e gli archi spesso vetrosi danno una visione davvero apocalittica di questa grandiosa sinfonia, lettura affascinante. I box offrono altro e tanto purtroppo rimane fuori della affascinante eredità discografica di questo atleta del podio del Novecento. Mravinskij è stato definito come l’Otto Klemperer russo, in realtà i punti di contatto tra i due giganti sono pochi. Mentre per per il tedesco la musica era un fatto oggettivo da articolare per Mravinskij, uomo profondamente religioso, era una sorta di linguaggio divino da replicare esattamente per la Sua gloria, per questo non fu mai soddisfatto del suo lavoro, ma della pervicacia con cui ci provò gli siamo grati.