Sono imputati al processo sulla Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Accusati di avere cercato per primi un’interlocuzione con la mafia. Nel frattempo, però, entreranno con tutti gli onori Palazzo dei Normanni. E all’Assemblea regionale siciliana è scoppiata la polemica. Il motivo? L’idea di Vittorio Sgarbi e di Gianfranco Micciché di aprire le porte di Palazzo Reale a Mario Mori e Giuseppe De Donno. L’assessore ai Beni culturali di Nello Musumeci e il presidente dell’Ars hanno infatti organizzato la proiezione del film “Generale Mori – Un’Italia a testa alta” di Ambrogio Crespi. Mercoledì 17 gennaio la sala dedicata a Piersanti Mattarella, il fratello del capo dello Stato e presidente della Sicilia ucciso da Cosa nostra 38 anni fa, ospiterà il documentario dedicato all’ex numero uno di Sisde, già processato e assolto per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. Si tratta della stessa sala che alcuni mesi fa era stata vietata dall’allora presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, all’ex governatore Totò Cuffaro, condannato per favoreggiamento alla mafia.

La proiezione sarà preceduta da un incontro al quale saranno presenti lo stesso Mori e De Donno, tra gli imputati del processo sul patto segreto tra i boss e pezzi delle Istituzioni, attualmente in corso a Palermo e ormai arrivato alle battute finali. Ed è per questo motivo che la scelta di Sgarbi e Miccichè  scatena le polemiche. Durissimo l’attacco di Giancarlo Cancelleri, vicepresidente dell’Ars e leader del Movimento 5 stelle. “È una vergogna – dice all’Agi il pentastellato – Con tutto il garantismo che vogliamo, resta il fatto che Mori è imputato in un processo importante per l’Italia e la Sicilia. Qui siamo all’assoluzione preventiva. Sgarbi non è  nuovo a queste iniziative e adesso trova la sponda del presidente dell’Ars Miccichè. Vorremmo sapere, però, che ne pensa Musumeci, che ancora una volta si fa notare per il suo imbarazzantissimo silenzio. Perché così Sgarbi e Micciché sono il gatto e la volpe e Musumeci il pinocchio che si fa abbindolare. Ci eravamo lamentati per l’immobilismo del governo, dobbiamo ricrederci. Forse è meglio, molto meglio quando l’esecutivo dorme”.

Ad attaccare l’iniziativa, tra l’altro, è anche un esponente di Diventerà Bellissima, il movimento del governatore Musumeci, e cioè Fabio Granata. “Questa è una autentica vergogna – dice l’ex parlamentare – mentre il processo sulla Trattativa entra nella fase più delicata questa farsa disonora il Parlamento e la politica siciliana. Di questo passo altro che bellissima diventerà. Penso a Paolo Borsellino e questo non è accettabile”.

Secondo la scheda d’accompagnamento il docufilm di Ambrogio Crespi – condannato in primo grado a dodici anni per concorso esterno nello stesso processo che portò all’arresto dell’ex assessore regionale lombardo, Domenico Zambetti – racconta “la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, raccontata da un uomo che l’ha vissuta da protagonista. Lo sguardo di chi oggi ha 18 anni e questa storia la conosce poco. Momenti drammatici: il Generale Dalla Chiesa, Aldo Moro, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, fratture nella coscienza civile di un intero paese raccontate per la prima volta da chi è sempre stato in prima fila nella lotta al terrorismo e alle mafie, lontano da visioni ideologiche sempre e comunque dalla parte dello Stato e delle istituzioni. Comandante del IV battaglione di Padova fino al comando dei Ros, prefetto e direttore del Sisde, Mori viene raccontato come mai prima d’ora da chi si definiva un suo nemico e dagli amici che ancora oggi lo chiamano Comandante unico Il tratto umano, il racconto rigoroso ancorato nella memoria svela un punto di vista sorprendente carico di emozioni e rivelazioni”.