La partita politica dopo l’addio alla poltrona di governatore di Roberto Maroni in queste ore si sta giocando quasi tutta in Lombardia. Il centrodestra, dopo le titubanze di Silvio Berlusconi, candiderà Attilio Fontana, ex sindaco di Varese e dal centrosinistra parte il richiamo all’unita del Pd a Piero Grasso, leader di LeU. Sì perché Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, in svantaggio rispetto un candidato forte come l’ex ministro e ed ex segretario della Carroccio, sembra avere molto più chance contro Fontana, leghista moderato ma meno noto, dell’ex spin doctor di Matteo Renzi.

L’ex Cavaliere, che sembrava preferire la bresciana Maria Stella Gelmini, ex ministro da una vita in politica con Fi, oggi a Radio anch’io (Radio1) sembra benedire il leghista dopo aver visto i sondaggi: “Credo che sarà Fontana il candidato alla Regione Lombardia, dobbiamo incontrarci con Salvini a riguardo, ma vedo che Fontana ha nei sondaggi dei risultati che depongono bene per lui. È persona affidabile che può dare alla Lombardia un buon governo per i prossimi 5 anni. Sarà un ottimo candidato che sosteniamo”. In contemporanea su su Rtl 102.5 Matteo Salvini, segretario della Lega, rimarca: “Berlusconi è un uomo potentissimo, ha fatto tanto nella vita, fa una telefonata e in cinque minuti è ovunque in tv.È chiaro che non posso assolutamente competere con lui, con Renzi, con queste potenze. Per far vincere il centrodestra, deve prendere tanti voti anche Forza Italia e anche Berlusconi. Io non ho una lira come partito, ma ho l’ambizione che gli elettori del centrodestra scelgano il cambiamento. Penso che alla fine l’accordo sui fatti, non sui nomi, si troverà. Attilio Fontana sarà presidente della Regione Lomabardia, i confini torneranno ad essere controllati e la legge Fornero sarà cancellata”. Fontana “avvocato 65enne, pulito, onesto, ex sindaco di Varese e presidente Anci Lombardia, che non vede l’ora di fare il governatore”. Su Maroni Salvini scarta le ipotesi di complotti e afferma: “No. Non sono così dietrologo, sono molto più terra terra. Ragiono più linearmente come la stragrande maggioranza degli uomini. Io lo ringrazio per quello che ha fatto ai tempi come ministro dell’Interno, è stato il numero uno sulla gestione dei clandestini. Da governatore della Lombardia, sono orgoglioso per quello che ha fatto. E’ suo diritto cambiare vita: la famiglia, i figli, la moglie. Io credo alla buona fede della gente, non ai complotti. Se mi dice ‘Non ce la faccio più, cambio vita’… Penso che Maroni non ce la faccia più”.

Nell’altro campo, con il passo indietro di Maroni, Renzi crede alla conquista della Lombardia. “In Lombardia e nel Lazio abbiamo due ottime candidature: spero che Grasso faccia convergere il suo movimento su queste due ottime persone dice il segretario dem intervenendo a “Circo Massimo”, su Radio Capital. “Con Grasso ci stanno parlando tutti. Stiamo lavorando per un accordo. Noi in Lombardia e nel Lazio abbiamo due candidature di qualità, e cioè il sindaco di Bergamo Gori – aggiunge – e il governatore uscente Nicola Zingaretti. Il problema è se Grasso sarà in grado di portare il suo movimento a votare per Gori e Zingaretti”. Un vero e proprio appello. Che arriva anche da Ettore Rosato, padre del Rosatellum, ch sulle pagine di Repubblica dice: “I nostri nemici non sono mai a sinistra. Noi abbiamo senso di responsabilità verso i nostri elettori”. Per il capogruppo del Pd alla Camera “è necessario lavorare per un’intesa alle prossime Regionali tra Pd e Liberi e Uguali. Perché la priorità è tenere assieme chi intende sfidare Berlusconi, Salvini e Grillo. Nonostante la frattura consumata nel centrosinistra in vista delle elezioni politiche. Un patto locale è ancora possibile, sostiene il padre della nuova legge elettorale per il Parlamento: “Il mio appello è rivolto all’intero centrosinistra, restiamo uniti. Dobbiamo evitare – avverte Rosato – che il governo di Lazio e Lombardia vada al centrodestra per ragioni di antipatia. O, peggio ancora, per rancori. Lo dico sinceramente, tutto questo sarebbe inaccettabile”. Sui due candidati in corsa, Rosato osserva: “Parliamo di due amministratori, Giorgio Gori e Nicola Zingaretti, con cui la sinistra ha sempre governato. Senza mai sollevare obiezioni, almeno fino a poche settimane fa”. All’ipotesi che l’election day complichi le alleanze, Rosato risponde: “Penso che l’elettorato abbia la capacità di distinguere i due piani. E comunque spetta a noi dirigenti riuscire a lavorare su piani distinti”.