Una bambina è stata rapita, stuprata e uccisa da uno sconosciuto in Pakistan, nella provincia del Punjab. Il ritrovamento del suo cadavere ha scatenato la reazione della folla, che si è scontrata con le forze di polizia di Kasur, la città dove abitava la piccola. Le proteste hanno provocato la morte di almeno due manifestanti morti e cinque feriti. La bimba, si è appreso, era scomparsa il 4 gennaio scorso, quando si stava recando ad una lezione di Corano mentre i suoi genitori erano in pellegrinaggio in Arabia Saudita. Ogni tentativo di localizzarla è risultato vano. Il suo corpo senza vita è stato rinvenuto vicino ad una discarica.

Una telecamera fissa ha registrato una sequenza in cui si vede la piccola mentre cammina con un adulto, ritenuto il responsabile delle violenze sessuali e della morte per strangolamento. La notizia, immediatamente circolata, ha scatenato una protesta degli abitanti di Kasur che hanno messo sotto assedio la città, scontrandosi ripetutamente con la polizia, che ha risposto utilizzando anche armi da fuoco.

Solo nel Kasur, nell’ultimo anno almeno 12 bambine sono state uccise e stuprate senza che i colpevoli venissero arrestati. Un fatto questo, che ha scatenato la violenta reazione della popolazione locale, esasperata nei confronti della polizia. Ma in Paesi come India e Pakistan, spesso non sono solo gli uomini ma anche le stesse donne a considerare giustificabile la violenza fisica nei loro confronti. Secondo i dati Unicef, tale convinzione è addirittura due volte più diffusa fra le ragazze che non fra i coetanei maschi. Anche nei film di Bollywood gli uomini inseguono e molestano le donne molto frequentemente. Il messaggio che viene dall’industria cinematografica indiana è che, se insisti con una donna quanto basta, “non importa quante volte lei dirà di no: alla fine dirà sicuramente di sì”.

E proprio per cercare di arginare le violenze sessuali, è stato istituito un esercito di poliziotte. A Delhi600 agenti agiranno nei vicoli della città per combattere gli stupri, una delle piaghe più rilevanti del paese: secondo quando stabilito la Fondazione Thompson Reuters, la capitale indiana è la capitale mondiale dello stupro, un primato che divide con San Paolo, in Brasile. In India, la piaga degli stupri ha infatti assunto i contorni di un’epidemia a cui non sono immuni neanche i bambini. Nel dicembre scorso una banda composta da 5 bambini di 6, 9, 10, 12 anni e un 18enne, ha per 5 mesi stuprato una bimba di soli 8 anni a Pune, città nello Stato occidentale del Maharashtra. La polizia ha rivelato che i baby-stupratori vanno alla stessa scuola della vittima. I genitori se ne sono accorti quando la piccola ha lamentato dolori e portata in ospedale i medici si sono accorti delle tracce delle ripetute violenze sessuali subite.

Ma qualcosa sta cambiando anche nella mentalità della popolazione. Dopo il caso della ventitrenne morta dopo essere stata stuprata da un sul bus da quattro persone (poi condannate a morte), sempre più forti sono state le pressioni della società per ottenere processi rapidi e pene più severe. Nonostante gli sforzi fatti, l’associazione per i diritti umani Human Rights Watch denuncia l’arretratezza del sistema giuridico indiano. Le vittime, infatti, non sarebbero tutelate, con qualche poliziotto che, sempre secondo quanto riportato dalla Stampa, rifiuterebbe di registrare le denunce. In quest’ottica, acquista ancora più importanza la scelta di affidare le delicate operazioni anti-stupro a poliziotte donne, un modo per rendere le vittime più a loro agio.