Mi sono sempre dichiarata favorevole alla fruizione, non solo museale, dei beni culturali architettonici, anche per l’indubbio ritorno economico che ne deriverebbe (a differenza di quanto sosteneva un certo ministro Tremonti, “con la cultura non si mangia”). La cultura è una risorsa economica pulita, ma irriproducibile e delicata. Va quindi usata con oculatezza ed intelligenza, salvaguardando il bene e non trascurando le ricadute a cascata che ne possono derivare.

D’altra parte i ritorni economici che aiutano a far vivere, almeno in parte, autonomamente un bene architettonico, smentirebbero i molti che sostengono, a torto, che è meglio investire solo in scuole, ospedali, carceri e strade. Inutile ribadire poi che regge, palazzi storici, castelli, fortezze non sono stati progettati e costruiti solo per essere goduti visivamente come fossero quadri o sculture, ma invece per essere vissuti.

La recente polemica sulle nozze alla Reggia di Caserta, dopo altri eventi che si sono susseguiti nell’estate nel parco, meritano quindi più di una riflessione.

Guardando le foto, ho alcuni suggerimenti per l’immaginifico direttore, iperattivo come tutti i neo manager di cui alla chiamata internazionale. Ad esempio quello di istituire, all’interno della Reggia, con indubbi ricavi, anche corsi di galateo e rispetto e tutela del bene, in modo da discostarsi completamente dallo stile ‘boss delle cerimonie’; ad esempio su come vestirsi ad un matrimonio, su come organizzare i rinfreschi e le sale, su come gestire i bambini, indicazioni per gli allestimenti che siano sobri ed in tema, addobbi floreali non invasivi e pregiudizievoli per le superfici e così via. Si sa che ricchezza non fa rima con finezza, e quindi avvicinarsi e fruire di tanta bellezza dovrebbe comportare una preparazione adeguata ed un rispetto per il luogo (non sarebbe male vicino al menù allegare una pergamena con la storia della Reggia) che sono condizioni irrinunciabili.

A tal fine sarebbe utile un mansionario molto stringente, come predisposi per edifici storici da me restaurati, che mirino non solo all’ovvia tutela del bene, che sicuramente già esiste, ma anche un modello comportamentale per chi desidera rivivere i fasti di un tempo. E possibilmente pagare adeguatamente l’utilizzo dello spazio, tenuto conto che qui non si tratta dell’uso di sale di hotel a 5 stelle ma della Reggia più bella del mondo.

Anche in questo caso la bellezza dovrebbe essere salvifica, contagiare stile, classe e cultura: a tutti coloro che hanno avuto, e devono meritarselo, il privilegio di essere, anche per poche ore, gli inquilini della Reggia delle meraviglie.