Con la campagna elettorale per le prossime politiche in corso, la mancata approvazione del disegno di legge sulla cittadinanza da parte del Senato continua a infiammare il dibattito, anche a causa dell’ennesimo scaricabarile tra i partiti. Così mentre in Italia si aspetta il giorno in cui lo ius soli diventerà realtà e l’Unicef chiede scusa “agli 800mila compagni di classe dei nostri figli, adulti di domani, che vedranno negati ancora una volta i loro diritti”, c’è chi vive sulla sua pelle quello che è accaduto (anzi, non è accaduto) in Parlamento. Come Nelson Munanga, 13 anni, la cui storia è stata raccontata da ilfattoquotidiano.it. Extracomunitario per l’Italia e cittadino italiano per il Congo, paese di origine di suo padre. Dovrà continuare a giocare a calcio nei giovanissimi della Reggina ‘in quota extracomunitari’, anche se è nato a Reggio Calabria, conosce lingua italiana e dialetto calabrese e in Congo non ci è neppure mai stato. È stato sfortunato Nelson a nascere in Italia? Come gli sarebbe andata se fosse nato in un altro Paese dell’Unione Europea o, magari, negli Stati Uniti? Come funziona lo ius soli nel resto del mondo?

L’UNIONE EUROPEA, COME CAMBIA LA CITTADINANZA – Le norme per acquisire la cittadinanza nei diversi Paesi dell’Unione europea variano considerevolmente, anche perché la materia è di stretta competenza nazionale e l’Italia ha tra le norme più restrittive, mentre con la riforma ci saremmo avvicinati a quanto avviene a Paesi come Gran Bretagna, Francia e Germania. Attualmente in Italia la cittadinanza si trasmette da genitore a figlio secondo il principio dello ius sanguinis, quindi sulla base della discendenza e non del luogo di nascita. Sono considerati italiani coloro che hanno almeno un genitore italiano o hanno discendenti italiani, gli apolidi e i figli di ignoti nati in Italia. Si oppone allo ius sanguinis, lo ius soli, ossia il diritto alla cittadinanza in base al luogo di nascita. Bisogna però distinguere tra lo ius soli puro e quello temperato, ossia soggetto ad alcune condizioni. In generale, in Europa ci sono diversi Paesi che seguono lo ius sanguinis e altrettanti che si regolano con lo ius soli, ma temperato.

AMERICA – Quasi tutti i Paesi dell’America applicano lo ius soli senza condizioni, quindi si è cittadini per il fatto di essere nati in un determinato Stato del continente americano. Accade negli Stati Uniti, in Canada e in quasi tutta l’America latina. Chi nasce negli Usa è cittadino americano, a meno che non si tratti di figli di diplomatici stranieri. In realtà è cittadino americano anche chi, pur non nascendo in territorio nazionale, è figlio di americani e almeno uno dei genitori è stato residente negli Stati Uniti. È sufficiente anche un solo genitore americano se è vissuto almeno cinque anni nel Paese prima della nascita, di cui almeno due dopo il quattordicesimo anno d’età.

GRAN BRETAGNA E IRLANDA – Nel Regno Unito lo ius sanguinis è il riferimento prevalente. Ha la cittadinanza chi nasce da un genitore con un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, ma è previsto un percorso facilitato per i figli di stranieri residenti da 10 anni. Anche in Irlanda vige lo ius sanguinis, ma se uno dei due genitori risiede regolarmente nel Paese da almeno tre anni prima la nascita del figlio allora il minore ottiene la cittadinanza.

AUSTRIA – In Austria la legge si basa sullo ius sanguinis e non prevede la doppia cittadinanza. Per la naturalizzazione servono 10 anni di residenza.

FRANCIA – Vige lo ius soli dal 1515. In Francia ha la cittadinanza automatica a 18 anni il figlio di stranieri se residente o se ha avuto la propria residenza in Francia per almeno cinque anni. Dopo gli attentati alla redazione di Charlie Hebdo e quelli del 13 novembre 2015, l’ex presidente Francois Hollande aveva proposto una modifica costituzionale per revocare la cittadinanza francese ai cittadini con doppio passaporto condannati per reati di terrorismo. Il dibattito è ancora aperto.

GERMANIA – La legge sulla nazionalità entrata in vigore il 1 gennaio del 2000 è uno ius soli temperato. In pratica, ogni bambino nato in Germania da quell’anno in poi può ricevere la cittadinanza tedesca anche se entrambi i genitori sono stranieri. L’unica condizione è che uno dei genitori sia legalmente residente in Germania da otto anni (e abbia un diritto di soggiorno) o da tre anni ma con un permesso di soggiorno permanente.

SPAGNA E PORTOGALLO – In Spagna c’è una versione meno rigida dello ius sanguinis. Diventa cittadino spagnolo chi nasce da padre o madre spagnola oppure chi nasce nel Paese da genitori stranieri di cui almeno uno nato in Spagna. Per chi nasce in Spagna con genitori nati all’estero basta un anno di residenza per la cittadinanza. In Portogallo, invece, vige lo ius soli automatico alla terza generazione di immigrati. La seconda generazione può accedere alla cittadinanza sin dalla nascita su richiesta.

BELGIO, LUSSEMBURGO E OLANDA – In Belgio, invece, vige lo ius soli. La cittadinanza si ottiene automaticamente se si è nati sul territorio nazionale, ma quando si compiono 18 anni o 12 se i genitori sono residenti da almeno dieci anni. In Lussemburgo, invece, vige il doppio ius soli: cittadinanza con almeno uno dei due genitori stranieri nato nel Paese. In Olanda la nascita sul territorio non garantisce la cittadinanza. Chi invece è nato dopo il 1985 da un padre o madre olandesi e sposati, o da madre olandese non sposata, acquista automaticamente la nazionalità olandese, anche se nasce fuori dal territorio.

SVIZZERA – Anche in Svizzera lo ‘ius soli’ non conferisce il diritto di cittadinanza che si ottiene, invece, se si è figli di padre o madre svizzeri, se sposati, o di madre svizzera se non sono sposati.

GRECIA – In Grecia i figli degli immigrati possono acquisire la cittadinanza se i genitori sono presenti da almeno 5 anni.

DANIMARCA, FINLANDIA E SVEZIA – In tutti e tre gli Stati vige lo ius sanguinis. In Danimarca per la naturalizzazione servono 9 anni di residenza e bisogna superare esami su storia, struttura sociale e politica del Paese e lingua. In Finlandia, invece, servono 5 anni di residenza continua. In Svezia la legislazione si basa prevalentemente sullo ius sanguinis.