Siamo a Parigi ed è il 1964. Durante un viaggio nella capitale francese, lo scrittore americano e appassionato d’arte James Lord incontra il pittore svizzero Alberto Giacometti, suo vecchio amico. Così Giacometti chiede all’amico di posare per lui: vuole a tutti i costi fare un suo ritratto perché trova abbia ha un viso particolarmente interessante. L’impegno, assicura il pittore, durerà solo un paio di giorni e Lord, lusingato e incuriosito dalla richiesta, accetta volentieri. Inizia così un’amicizia insolita e toccante, ma anche un viaggio illuminante nella bellezza, la frustrazione, la profondità e, a volte, il vero e proprio caos del processo artistico, vissuto tutto con gli occhi di Lord. Lo scrittore si sentirà a tratti ostaggio dello sregolato quanto geniale Giacometti, ma pian piano inizierà a capire la logica che alberga nel caos della mente dell’artista, assistendo alla creazione di uno dei suoi ultimi capolavori.

In uscita nelle sale il prossimo 8 febbraio, Final Portrait è l’affascinante ritratto di un genio all’opera e la storia di un’amicizia tra due uomini profondamente diversi, eppure uniti da un atto creativo in costante evoluzione. Il film racconta anche le difficoltà del processo artistico – a tratti esaltante, a tratti esasperante e sconcertante – chiedendosi se il talento di un grande artista sia un dono o una maledizione. Il ritratto a James Lord sarà per Giacometti un lavoro travagliato in cui l’artista svizzero si metterà a nudo più del suo modello. Tratto dall’autobiografia di James Lord “Un ritratto di Giacometti“, il film è stato scritto e diretto da Stanley Tucci e ha come protagonista il premio Oscar Geoffrey Rush. Il trailer in esclusiva per il Fattoquotidiano.it