Molti si domandano se gli effetti negativi della Brexit che hanno inciso sul mercato inglese dell’auto, l’anno passato, saranno in grado di arrestare la crescita delle vendite in Europa nel 2018. Domanda lecita, visto che quella britannica è la seconda piazza continentale dopo la Germania, e viene da nove mesi di contrazioni consecutive. Unico caso, tra i paesi che tradizionalmente guidano le classifiche continentali delle immatricolazioni (Germania, Gran Bretagna per l’appunto, Francia, Italia e Spagna).

La risposta sembrerebbe essere negativa, almeno stando a quanto si legge sul sito specializzato Automotive News Europe. Anche se il rischio che un Regno Unito particolarmente debole trascini giù con sè le vendite europee viene tenuto sempre presente dagli analisti.

In particolare, quelli di PwC Autofacts prevedono una sostanziale stabilità del mercato europeo nel 2018, con un +0,5% e 15,75 milioni di immatricolazioni. Più ottimisti invece quelli di LMC Automotive, secondo cui la crescita sarà dell’1,3%, per un totale di 15,9 milioni di nuove auto.

E questo nonostante la “locomotiva” britannica continuerà a non tirare come si deve: sempre PwC stima che il declino delle vendite in UK sarà dell’8% (con un totale di 2,35 milioni di auto), mentre secondo LMC le perdite saranno limitate al 5% (2,41 milioni). Più o meno come quanto accaduto nel 2017.

Insomma, nonostante gli indicatori dell’auto europea volgano al sereno per gli anni a venire, l’incognita della Brexit peserà ancora per diverso tempo. E con lei anche le cautele tra i top executive dei vari costruttori, intervistati da Automotive News Europe. Secondo il numero uno delle vendite di Nissan Europe, Philippe Saillard, “la domanda privata in Gran Bretagna sta collassando, dunque bisogna fare attenzione a quai canali di vendita scegliere”. Più caustico il suo omologo in Bmw, Ian Robertson: “ad oggi, il Regno Unito è imprevedibile“. Prima o poi bisognerà farci i conti.