La rete di account falsi che twittano in automatico non si ferma ai finti terremotati che rientrano nelle loro casette. È molto più ampia e abbraccia anche altri interessi. Assieme a Carlotta Minotta, Lucio Ruggero e altre decine di account fasulli, c’è un altro gruppo di persone inesistenti che “pressa” su alcuni temi e sembrerebbe riconducibile – come i finti sfollati tornati nelle loro abitazioni – a una gruppo di società romane, IsayData e IsayWeb. Queste società sono impegnate nella rassegna stampa web di grossi gruppi come Ilva e che in passato ha curato la parte web della campagna elettorale di Ignazio Marino e quella per le primarie Pd di Gianni Cuperlo, secondo quanto riportato sul profilo Linkedin di uno dei soci e sul sito di IsayWeb. Ma andiamo con ordine.

Il link che legherebbe i falsi profili (“fake bot”) che si spacciavano per terremotati a IsayData è stato ricostruito dall’informatico David Puente: molti account che festeggiavano il ritorno a casa dopo il sisma “sono stati creati nel gennaio 2012”, scrive Puente, e hanno almeno una dozzina di migliaia di follower. “L’email usata per la gestione dell’account” è identica per quasi tutti i profili (is*********@g****.***). Inoltre, spesso, hanno rilanciato sui social i contenuti dell’azienda, il cui account è stato creato nello stesso mese dei fake bot.

Cosa sia questa società, lo ha spiegato l’Agi: una “business unit dedicata all’analisi dei social della società di consulenza informatica Arves S.r.l.“. I fondatori hanno negato all’agenzia di stampa di aver creato né di avere nulla a che fare con questa rete di account falsi. “Cadiamo dalle nuvole, ci sembra il classico fulmine a ciel sereno”, hanno risposto Ralph Di Segni e Gianluca Pontecorvo, soci fondatori della società. I due hanno respinto la possibilità di aver creato i bot per influenzare la rete: “Non lo abbiamo mai fatto, non ci riguarda in nessun modo – dicono – I bot sono un fenomeno che conosciamo, ma che non ci appartiene. In un certo senso ci spaventa pure che questo sia successo, potremmo essere finiti in un gioco più grande di noi”.

Di Segni e Pontecorvo, entrambi molto attivi nella Comunità ebraica romana, hanno inoltre negato di aver lavorato per partiti politici in passato: “Abbiamo monitorato in rete le primarie del Pd o l’elezione del sindaco di Roma, ma l’abbiamo fatto solo per farci conoscere”. In realtà i due compaiono anche nell’organico di IsayWeb, di cui Pontecorvo è co-fondatore. È lui stesso sul suo profilo Linkedin ha specificare di aver avuto il “piacere di lavorare” per la campagna a sindaco di Roma di Ignazio Marino, per la campagna primarie Pd di Gianni Cuperlo, il Padiglione Israele a Expo 2015 e per Ilva. Un impegno, quest’ultimo, confermato al ilfattoquotidiano.it dallo stesso gruppo: “Svolgono per noi la rassegna stampa web”, spiegano da Ilva.

A questo punto bisogna ripartire da un tweet che tra il febbraio e l’ottobre 2016 è stato generato da decine di account in maniera identica: “Io so esattamente da quale Europa voglio fuggire: da quella di Marine Le Pen, di Alba Dorata e della Lega“. Il 29 luglio, ad esempio, il messaggio compare sulla timeline di tale Maddalena Nore, poi tocca a Lisa De Angelis, Isabella Caranti, Carletto Focia, Luigi Basco, Michele Verardi e Daniele Urtani. Profili che hanno diverse cose in comune con i “finti terremotati”: sono tutti stati creati nel gennaio 2012, scarsa interazione, tweet generici, un numero di follower oscillante nell’ordine dei 5-10mila utenti. Ma non solo. Isabella Caranti per tre volte nello scorso ottobre ha condiviso contenuti di IsayData. Daniele Urtani lo ha fatto il 14 ottobre e il 2 agosto aveva anche ritwittato Beny Raccah, che in IsayWeb e IsayData ci lavora. Il 5 ottobre era toccato a Michele Verardi e ventiquattr’ore dopo è il turno di Luigi Basco.

Non è finita qui. Molti di questi utenti che interagiscono con l’account IsayData – appartenente alla galassia di IsayWeb che cura la rassegna stampa web di Ilva -sembrano anche assai interessati al futuro dell’acciaio italiano. Quando a fine novembre scoppia la lite tra il ministro Carlo Calenda e il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano sul piano ambientale Ilva, tale Daniele Fabrizi ritwitta un articolo del Fatto Quotidiano e commenta: “Ed ecco che quel genio di Michele Emiliano, vista la recente assenza di visibilità, impugna il piano ambientale Ilva con il suo amico Rinaldo Melucci, bloccando la copertura dei parchi minerari appena annunciata. Bra-vis-si-mi!”. Tra i 46 retweet collezionati spuntano Nore e Urtani, che torna a interessarsene il 23 dicembre diffondendo la notizia di ArcelorMittal che chiede garanzie all’Italia dopo il ricorso della Regione Puglia e Comune di Taranto. Una notizia condivisa anche per Nore.

A settembre era stato il profilo di Isabella Caranti a interessarsi di acciaio retweet un articolo di Repubblica che parlava della siderurgia italiana pronta a ripartire da Piombino, dove in realtà la crisi è tutt’altro che lontana, fino all’Ilva. Tra fine novembre e metà dicembre è l’account di Carletto Focia ad occuparsi di Ilva: prima retweetta un post del segretario dei metalmeccanici Cisl Marco Bentivogli che si scaglia contro Emiliano, poi il 13 per due volte condivide un pezzo del Sole 24Ore sugli “scarti dell’Ilva non inquinanti”. Il 28, infine, era toccato a Lisa De Angelis condividere con i suoi oltre 11mila follower un tweet dell’account ufficiale del ministero dello Sviluppo Economico: “Ilva, Carlo Calenda: spero che il Comune di Taranto e la Regione Puglia abbiano ben ponderato le conseguenze delle loro iniziative”.

Il 21 dicembre ben cinque di questi account sono interessati anche a una notizia che riguarda Israele. “Peccato per l’Italia. Anche questa volta abbiamo perso l’occasione per fare la cosa giusta all’Onu. Gerusalemme è la capitale d’Israele e nessuna risoluzione può negarlo”, scrive la presidente della Comunità ebraica romana, Ruth Dureghello. E il suo post viene condiviso da Urtani, Lamis, Basco, Nore e De Angelis. Non un caso isolato. Diversi di questi account hanno condiviso post riguardanti l’innovazione di Israele e l’account Luigi Basco lo scorso 27 marzo ha condiviso un post di Progetto Dreyfus, un think-thank sull’ebraismo. Il sito dell’associazione è stato costruito da IsayWeb e Gianluca Pontecorvo, co-fondatore di quell’azienda, è il vicepresidente.