Raccontano che non se l’aspettava. Ieri la Cassazione aveva reso la sua pena definitiva, ma Rodolfo Fiesoli non credeva che il giorno dopo arrivassero i carabinieri. Invece il Profeta – così si faceva chiamare – andrà in carcere per scontare una pena residua di 14 anni, 8 mesi e 17 giorni. Il fondatore della comunità del Forteto di Vicchio, in provincia di Firenze, è stato arrestato dai carabinieri che hanno eseguito l’ordine di carcerazione dopo la condanna definitiva a 15 anni e 10 mesi per le violenze sui minori ospitati in affidamento proprio nella sua struttura. Fiesoli ha avuto mentre i carabinieri mentre i carabinieri lo stavano trasferendo dalla caserma di Pontassieve – dove erano state sbrigate le procedure di rito – al penitenziario di Sollicciano. All’uscita dalla caserma di Pontassieve, Fiesoli si è coperto la testa con il giubbotto per non essere fotografato e ripreso dalle telecamere e non ha risposto ai giornalisti che hanno provato a fargli alcune domande. Subito dopo ha avuto il malore, così è stato portato al piccolo ospedale di Ponte a Niccheri per una visita di controllo.

Il Forteto, nato nel Mugello nel 1977, era una realtà con regole tutte proprie. L’obiettivo era quello di dar vita a una comunità produttiva e alternativa alla famiglia tradizionale, tanto che Fiesoli bandì i rapporti eterosessuali. La comunità per anni (che diventarono decenni) fu indicata come centro di “eccellenza” in Toscana a cui il tribunale dei minori affidava ragazzi abusati e maltrattati. E questo nonostante Fiesoli negli anni Ottanta fosse stato condannato per reati simili. Solo nel 2011, dopo le denunce di ospiti della comunità o loro familiari, nel frattempo diventata anche un’importante cooperativa agricola, era scattata un’inchiesta che ha portato alla condanna definitiva.

Proprio quell’oblio che avvolse la condanna degli anni Ottanta e permise a Fiesoli di continuare a guidare la comunità e a ricevere minori in affido dal tribunale è ancora oggi oggetto di discussioni e polemiche, tanto che il Parlamento ha deciso che serviva una commissione d’inchiesta (che però non nascerà in questa legislatura, visto che tra pochi giorni saranno sciolte le Camere). Al Forteto il Consiglio regionale della Toscana ha dedicato due commissioni di inchiesta: una (presieduta da Stefano Mugnai, Forza Italia) che ha contribuito a far emergere i fatti, l’altra (guidata da Paolo Bambagione, Pd) che ha approfondito le responsabilità della vicenda e formulato richieste, fra le quali proprio quella di creare una commissione d’inchiesta parlamentare ad hoc. Un’iniziativa portata avanti dalla senatrice del M5s Laura Bottici che ha chiesto per mesi che il provvedimento per istituire la commissione d’inchiesta sul Forteto venisse quanto meno assegnato in commissione Giustizia. Ma il via libera definitivo è arrivato solo a maggio.