Con la concessione del Gratta e vinci, lo Stato avrebbe potuto incassare molto più degli 800 milioni di euro che si è accontentato di prendere in occasione dell’ultimo rinnovo. Non è una supposizione, è una certezza provata da un documento di cui ilfattoquotidiano.it è entrato in possesso, una lettera datata 9 novembre 2017 e indirizzata a tutti i soggetti titolati a prendere una decisione in merito: il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, il sottosegretario Pier Paolo Baretta, il capo di Gabinetto, Roberto Garofoli, il direttore e vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Giovanni Kessler e Alessandro Aronica. A tutti loro il firmatario della lettera, Giampiero Mazza, amministratore di Cvc Capital Partners, il fondo d’investimento inglese proprietario di Sisal, ribadisce di essere interessato a partecipare a una gara per la concessione del Gratta e vinci e mette sul piatto la disponibilità a pagare il necessario: almeno 800 milioni di euro come base d’asta e un anticipo di 50 milioni di euro entro il 31 dicembre 2017, “al fine di mantenere inalterate le previsioni di cassa allo stato previste”.

Il ministro Padoan, il sottosegretario Baretta e gli altri hanno però fatto cadere la lettera nel nulla. E hanno rinunciato alla gara a cui oltre Sisal avrebbero potuto partecipare altre aziende, italiane e straniere interessate ai “grattini” considerati un grande affare. Il ministro e gli altri hanno in sostanza rifiutato a priori di incassare un importo superiore a quello ottenuto, non senza conseguenze sulle casse statali. Hanno infatti deciso di riaffidare la concessione a Lottomatica per altri 9 anni, fino al 2027, senza passare per una gara e accontentandosi di 800 milioni di euro che è la stessa, identica cifra pagata sempre da Lottomatica 9 anni fa al momento dell’ottenimento della prima concessione, quando i Gratta e vinci non erano ancora quel fenomeno di massa che sono diventati e quindi prima che il valore della loro gestione crescesse esponenzialmente.

Difficile capire perché lo abbiano fatto. Sentito da ilfattoquotidiano.it il ministero del Tesoro ha invitato a chiedere spiegazioni a Baretta, che ha la delega per i giochi. E Baretta ha fatto sapere di non poter rispondere perché molto impegnato alla Camera con la legge di Bilancio. Resta il fatto che il ministro Padoan ha evidentemente deciso di non allinearsi all’Europa che da anni predica la necessità di fare gare sia per favorire la concorrenza sia per consentire agli Stati incassi maggiori.  E che ministro e sottosegretario abbiano scelto di sfidare platealmente chi anche all’interno del governo li consigliava di assumere atteggiamenti più prudenti. Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, quando il caso della concessione del Gratta e vinci stava entrando nel vivo in occasione della discussione del Decreto fiscale, molti dentro e fuori il Parlamento si erano espressi contro il rinnovo automatico. Anche nel Pd, il partito di governo, c’era stato chi come Enrico Morando, viceministro dell’Economia, aveva dissentito pubblicamente. Al momento del voto finale in commissione Bilancio del Senato le perplessità erano emerse in maniera inconfutabile dato che il rinnovo del Gratta e vinci a Lottomatica è passato con un voto stentato: 13 a favore e 11 contrari.

A sostegno della decisione di non fare la gara, il ministro e il sottosegretario Baretta avevano utilizzato una nota del vicedirettore dei Monopoli, Aronica, in cui si sosteneva che la competizione presentava troppe incognite e sarebbe stato meglio riaffidare automaticamente la gestione a Lottomatica perché quest’ultima dava più garanzie. E soprattutto assicurava più soldi. Dalla gara, sosteneva Aronica, lo Stato avrebbe potuto incassare al massimo 550 milioni di euro. Quanto questa previsione fosse sbagliata per difetto è dimostrato dalla lettera di Cvc Sisal. Nei giorni passati Aronica, ha dovuto lasciare il suo incarico ai Monopoli ed è stato spostato al Compartimento delle Dogane di Piemonte e Liguria.