La storia e la letteratura italiana sono piene di episodi di discriminazione, piccoli e grandi che i nostri emigranti hanno dovuto subire a causa dell’egoismo, dell’inciviltà e dell’ignoranza talvolta incontrati fin dal loro approdo nei paesi di accoglienza.

Consci di questo, la nostra Costituzione già prevedeva per loro alcune tutele e diritti, in gran parte però ignorati finché nel 2001 l’onorevole Mirko Tremaglia riuscì a realizzare, nella coalizione del governo Berlusconi, quel dettato costituzionale che riconosceva il diritto di voto e rappresentanza agli italiani all’estero, varando finalmente il “ministero degli Italiani nel mondo” di cui egli stesso fu ministro.

Per onestà intellettuale devo dire che anch’io, inizialmente, ho osteggiato quell’iniziativa, solo perché di “destra”. Poi, preso atto che l’orgoglio dell’italianità non era legato semplicemente a un nazionalismo nostalgico e sterile, ma a una vera presa d’atto delle reali e apprezzate doti personali dei nostri emigranti, capaci di integrarsi pienamente nel mondo che li accoglieva e di ottenere in cambio grande stima e amicizia, ho cominciato a collaborare con i locali rappresentanti di queste istituzioni, pur restando fedele ai miei ideali progressisti.

In questo modo, sono venuto a conoscenza delle due istituzioni che eleggono direttamente i loro rappresentanti all’estero, il Comitato per gli italiani all’estero (Com.it.es) che si occupa a livello locale di tutelare i nostri connazionali da discriminazioni e il Consiglio generale degli italiani all’estero C.g.i.e., un organismo che si riunisce periodicamente (in diverse sedi all’estero o a Roma) allo scopo di formulare proposte legislative a tutela degli italiani espatriati.

Bisogna andare all’estero e frequentare per qualche tempo almeno uno delle migliaia di club italiani ovunque esistenti per vedere e credere quanto siano ancora legati da sentimenti di vera fratellanza con la madre-patria i connazionali là residenti. Ufficialmente sono circa 4,5 milioni gli italiani all’estero, ma sono probabilmente molti di più, se si considerano anche quelli di seconda o terza generazione che hanno perso la cittadinanza italiana pur mantenendo cultura e vincoli incancellabili con l’Italia.

Sarebbe inutile perdita di tempo e di spazio citare qui la lunghissima fila di italiani emigrati nel mondo che hanno lasciato di sé un ricordo indelebile di riconoscenza dai paesi che li hanno accolti. Eppure (sembra incredibile), è proprio dal Parlamento italiano che ora arrivano le discriminazioni (legislative) più odiose verso i nostri espatriati. Negli ultimi anni, infatti, sono state ridotte le sedi consolari e si è concesso anche a chi risiede in Italia (con quale criterio di rappresentatività nessuno si è sentito in dovere di spiegarlo) di essere eletto come rappresentante delle circoscrizioni estere.

L’attuale governo vorrebbe concedere con facilità la cittadinanza agli immigrati provenienti da ovunque, ma la ostacola (con vari pretesti) alle decine e decine di migliaia di nostri emigrati (specialmente in Sud America) che vorrebbero tornare in Italia da cittadini e ne avrebbero già diritto legalmente attraverso la nostra legge dello Ius sanguinis.

Questo è un vero e proprio calcio nello stomaco che i nostri legislatori sferrano contro i nostri incolpevoli emigrati storici. Tra i pochi che ancora si sentono in dovere di opporsi a questo inspiegabile sfacelo legislativo posso citare il Comitato tricolore per gli italiani nel mondo (Ctim), con il quale, pur appartenendo io a una estrazione ideologica diversa, ho spesso collaborato (per esempio in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica italiana in Texas) insieme al  presidente Vincenzo Arcobelli, promotore di valori patriottici e ora Consigliere Cgie per gli Stati Uniti.

In difesa dei diritti dei nostri emigrati si sono espressi anche, in occasione del recente Congresso a Trieste del partito Fratelli d’Italia, l’ex ministro della difesa Ignazio LaRussa e l’ex ministro degli Esteri e ambasciatore in Usa Giulio Terzi di Sant’Agata che è intervenuto risolutamente in difesa delle nostre istituzioni e dei nostri connazionali all’estero.

Il giovane partito fondato e guidato da Giorgia Meloni è rimasto ormai in Italia l’unico partito interessato a difendere, insieme a queste, anche le istanze semplici di democrazia quando il popolo chiama in difesa dei suoi bisogni e diritti elementari. Nell’ accorato discorso congressuale della presidente Giorgia Meloni sono presenti infatti diversi richiami all’orgoglio nazionale, ai valori patriottici e alla solidarietà sociale ormai quasi completamente dimenticati altrove.

E’ davvero un’assurdità pretendere di richiamare il diritto di cittadinanza dell’ immigrazione in Italia, quando sono proprio gli stessi politici a voltare senza alcun riguardo le spalle ai nostri emigrati che sentono ancora un forte vincolo culturale che li lega alla loro madre-patria.