Stop a qualsiasi incontro tra Lega Nord e Forza Italia. Lo dice Matteo Salvini, furente per il fatto che Forza Italia ha votato contro il disegno di legge firmato dal leghista Nicola Molteni che prevede (a questo punto prevedeva) la cancellazione dello sconto di pena per i reati più gravi, a partire dalla violenza sessuale. “Sospendiamo qualsiasi tavolo e incontro con Silvio Berlusconi finché non avremo spiegazioni ufficiali” dice Salvini. “E’ una vergogna – prosegue Salvini – è l’ennesimo affronto alle donne e a tutte le vittime di violenza”. Ma le spiegazioni ufficiali per il momento non arrivano, Berlusconi la butta in corner: “Non commento – risponde Berlusconi durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa – Voglio prima incontrare Salvini e con lui parlare di queste cose. Non ho mai ragionato su questi temi sono decisioni prese dai gruppi parlamentari”.

Berlusconi: “Non sopravvalutate i capricci di Salvini”
Secondo Berlusconi “voi giornalisti sopravvalutate i capricci di Salvini. Lui ha questo modo di cercare e conquistare attenzione e consenso di un numero sempre maggiore di elettori. E’ diventato protagonista della Lega, portandola dal 4 al 15%, quindi chapeau! Questo dinamismo, visto che sta dappertutto, ha portato 10 punti alla Lega. Ma ripeto, quando ci si siede allo stesso tavolo Salvini è persona estremamente ragionevole ed è disposto anche a cambiare parere, proprio perchè è una persona ragionevole, come successe con Bossi“. Berlusconi è certo: “Troveremo l’accordo sul programma” di governo. Tanto più che a fare da paciera accorre la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Le differenze, le sfumature, le incomprensioni tra i tre partiti del centrodestra saranno sempre molte – dichiara – ma non c’è più tempo da perdere. Occorre capire una volta per tutte se si vuole stare insieme per dare all’Italia un governo credibile, oppure no. Non parlarsi non è la soluzione: propongo un incontro chiarificatore entro Natale”.

Fedriga: “I gruppi di Fi votano a insaputa di Berlusconi? Assurdo”
Ma la vicenda appare più seria di come la descrive Berlusconi: “E’ assurdo che Berlusconi affermi di non sapere cosa facciano i suoi gruppi – replica il capogruppo della Lega alla Camera Massimiliano Fedriga – Su materie così delicate è da irresponsabili che i gruppi parlamentari facciano qualcosa a sua insaputa. La nostra è la pretesa della tutela delle vittime e definirli capricci è offensivo non verso la Lega, ma verso quelle persone che hanno subito violenze gravissime, verso quei genitori che hanno visto uccisi i propri figli, verso quei figli che non possono più abbracciare il padre o la madre a causa di qualche delinquente”. Una scena che fa commentare così il senatore del Pd Andrea Marcucci: “La coalizione di centrodestra fa acqua da tutte le parti. Lega e Forza Italia sono divisi su tutto. E’ un’allenza destinata a sfasciarsi”.

Il voto in commissione per la “sede deliberante”
In realtà il no di Forza Italia non è stato sul merito della legge, peraltro. La commissione Giustizia si è espressa infatti sulla trasformazione dell’esame del disegno di legge da referente a deliberante. Più chiaramente, era accaduto che al termine dell’ultima conferenza dei capigruppo il ddl era rimasto fuori dal calendario dell’Aula (quello in cui il Pd ha fatto inserire il biotestamento all’inizio dell’ordine dei lavori e lo ius soli quasi alla fine). Così la Lega ha chiesto in Aula al presidente Piero Grasso di poter esaminare il provvedimento dalla commissione in sede “deliberante”, cioè poterla approvare e farla diventare legge direttamente dalla commissione e senza l’Aula. Grasso in quel contesto aveva risposto che è sempre stato d’accordo nell’esame deliberante delle commissioni quando il clima lo ha permesso e con il governo favorevole. Così il ddl Molteni è tornato in commissione Giustizia, anche con il Pd “morbido” su questo tema.

Il no da Caliendo e Giovanardi
Ma a negare la “deliberante” sono stati due esponenti del centrodestra, l’ex sottosegretario della Giustizia Giacomo Caliendo (Forza Italia) e Carlo Giovanardi, ora iscritto al gruppo Idea, lo stesso di Gaetano Quagliariello. “Imbarazzante l’asse iper garantista tra Forza Italia e la Sinistra di Grasso” dichiarano i capigruppo delle commissioni Giustizia di Camera e Senato Nicola Molteni ed Erika Stefani. “Questa legge – aggiungono – è per noi imprescindibile ed è uno dei punti di programma della premiership di Matteo Salvini. Questi senatori hanno offeso le famiglie delle vittime che vedono i propri cari uccisi due volte ora abbiano il coraggio di spiegare loro perché non potranno ottenere giustizia”.

E invece cosa prevede, nel dettaglio, il ddl Molteni? Si tratta di un disegno di legge che regola la inapplicabilità del rito abbreviato (e quindi dei relativi sconti di pena di un terzo) ai reati considerati “gravissimi”, già approvato dalla Camera (anche col voto del Pd e nonostante l’astensione di Forza Italia).

Ergastolo, no al rito abbreviato
Al primo articolo prevede la modifica dell’articolo 438 del codice di procedura penale escludendo il giudizio abbreviato per reati per i quali la legge prevede la pena dell’ergastolo. Se si procede per uno di questi delitti, l’imputato può comunque chiedere l’accesso al rito speciale, subordinando la richiesta a una diversa qualificazione del fatto come reato per il quale la legge non prevede l’ergastolo. In sostanza, l’imputato può chiedere al Gup di valutare l’imputazione formulata dal Pm per eventualmente derubricare il reato in un delitto per il quale non sia previsto l’ergastolo e così consentire l’accesso al rito abbreviato e al conseguente sconto di pena. Tanto in caso di rigetto della richiesta di integrazione delle prove, quanto di rigetto della richiesta di diversa qualificazione del fatto, l’imputato può riproporre le richieste fino a che in udienza preliminare non siano formulate le conclusioni.

Tra le altre novità (che però rischiano di rimanere lettera morta) un comma prevede che nei delitti contro la persona, quando siano applicabili le aggravanti dell’aver agito per motivi abbietti o futili o dell’avere adoperato sevizie o dell’avere agito con crudeltà verso le persone, eventuali circostanze attenuanti che dovessero concorrere non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti. La pena dovrà dunque essere calcolata prima applicando le aggravanti e solo dopo potrà essere diminuita, calcolando la diminuzione sulla pena risultante dall’aumento conseguente alle aggravanti.

I casi: da Parolisi agli stupri della spiaggia di Rimini
La Lega indica numerosi casi giudiziari recenti nei quali sconti di pena hanno ridotto la punizione per crimini crudeli. Per esempio il caso molto noto di Manuel Foffo, condanna a 30 anni con rito abbreviato per aver ucciso a colpi di martello Luca Varani, insieme al complice Marco Prato, il 4 marzo del 2016. Quello altrettanto noto di Salvatore Parolisi, che ha assassinato la moglie di 28 anni, Melania Rea, nel bosco di Colle San Marco il 18 aprile 2011: condannato per omicidio e vilipendio di cadavere, ha ricevuto uno sconto di 10 anni passando da 30 a 20 anni di carcere. E ancora il caso di cronaca che ha sconvolto la scorsa estate: lo stupro sulle spiagge di Rimini del 26 agosto per il quale Guerlin Butungu, 20enne congolese, accusato di aver violentato, rapinato e picchiato sulla spiaggia una coppia di polacchi e una trans peruviana, è stato condannato a 16 anni, grazie alla scelta del rito abbreviato.