Per Luigi Manconi il caso è paragonabile a quello di Enzo Tortora. Per Rita Bernardini la vicenda consente di parlare di quelle di tutti gli altri detenuti. La moglie, invece, si dice pronta a chiedere addirittura la grazia pur di salvarlo. Eppure – come ha scritto ilfattoquotidiano.it su Marcello Dell’Utri i giudici del tribunale di sorveglianza di Roma sono stati chiari: le sue condizioni “sono buone” e nonostante le varie patologie la detenzione in carcere può ancora assumere carattere “rieducativo“. Ed è per questo motivo che il guardasigilli, Andrea Orlando, rimanda proprio alle diciassette pagine di motivazioni dei magistrati (pubblicate in fondo all’articolo) per commentare la vicenda dell’ex senatore, al quale sono state negati gli arresti domiciliari per motivi di salute. “Se ci fossero degli elementi che non sono stati ravvisati si deve fare un approfondimento, ma normalmente quello che succede quando un detenuto chiede queste cose è verificare questi presupposti, e secondo la legge questo va fatto dal tribunale di sorveglianza. Il problema non è tanto valutare le sue condizioni quanto piuttosto se in quella realtà sono in grado di dargli un adeguato trattamento“, dice il ministro della giustizia a Un Giorno da Pecora.

Dichiarazioni che arrivano nella stessa giornata in cui i Radicali hanno ospitato nella loro sede una conferenza stampa di Miranda Ratti, moglie di Dell’Utri: il fondatore di Forza Italia ha annunciato di essere in sciopero della fame e delle cure per protesta contro la decisione della magistratura di sorveglianza. “Mio marito ha diritto o non ha diritto a essere curato? A seconda dei tribunali di sorveglianza, ci sono alcuni giudici che concedono le cure a casa anche a detenuti in 41bis. Ora ci sono delle strade, si può fare ricorso in Cassazione, ma i tempi sono lunghi e vi lascio immaginare quante volte può morire una persona”, dice la signora Dell’Utri. Che poi ipotizza di chiedere la grazia al presidente della Repubblica per liberare il marito. “Lui non la vuole, ma se fosse l’unica possibilità di salvargli la vita la chiederò”.

“Miranda ha capito che la questione di suo marito può aiutare altre persone. C’è una cosa che possiamo ottenere: la riforma dell’ordinamento penitenziario”, commenta Rita Bernardini, segretaria del partito Radicale alla fine della conferenza stampa della moglie dell’ex senatore. Una lettura che in realtà appartiene al senatore Luigi Manconi, in un’intervista rilasciata ieri al quotidiano Il Dubbio. “Sostengo che si debba adottare per tutti i detenuti lo stesso trattamento che oggi chiediamo per Dell’Utri. Ma questa ragionevolissima impostazione, dalla quale nessuno può rimproverarmi di essermi mai discostato, dopo tanto tempo mi sta stretta. Perché la saggezza di questa linea rischia ogni volta di sortire un effetto esattamente opposto a quello sperato. Insomma, finisce che né Dell’Utri né gli altri detenuti escano dal carcere. Dall’altra parte, se fossimo tutti in buona fede, come io cerco di essere, dovremmo riconoscere che grazie a Dell’Utri, o a Enzo Tortora, o a qualsiasi altro nome noto si è ottenuta un po’ di attenzione nei confronti della moltitudine degli ignoti, quelli senza nome e senza notorietà”, sono le dichiarazioni rilasciate dal parlamentare eletto col Pd al quotidiano di Piero Sansonetti.

Insomma, per far ottenere i domiciliari allo storico braccio destro di Silvio Berlusconi si stanno muovendo praticamente tutti. Nei giorni scorsi, hanno auspicato un’opzione simile sia il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, che l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Solo che su Dell’Utri c’è già chi si è espresso in maniera chiara e citando fonti mediche:  i giudici del tribunale di sorveglianza con motivazioni che rimandano alle perizie dei consulenti. “Anche tenuto conto dell’età del condannato – spiega quindi la corte presieduta da Vittoria Stefanelli – legge nelle  le cui capacità intellettive sono perfettamente integre e le cui condizioni generali di salute sono buone, che, pur in presenza del descritto quadro diagnostico, la pena può assumere il suo carattere rieducativo, non prestandosi a giudizi di contrarietà al senso di umanità da più parti paventato, in quanto il quadro patologico non appare costituire una sofferenza aggiuntiva, derivante proprio dalla privazione dello stato di libertà”. Come dire: continuare a tenerlo in carcere non viola alcun diritto umano.  “Le condizioni di salute del Dell’Utri – concludono – appaiono adeguatamente gestibili in ambito carcerario, anche, eventualmente, mediante il suo trasferimento in un attrezzato centro clinico della amministrazione penitenziaria, onde agevolare i controlli ed interventi clinici necessari”.

 

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