Vuole togliere “Nord” dal simbolo della Lega, fa campagna elettorale da anni tra Puglia, Campania e Sicilia, ha messo il cappello sulla vittoria di Nello Musumeci, sul partito nazionalista anziché nordista ha litigato di brutto con Umberto Bossi. Ma la campagna di Matteo Salvini al Sud rischia di finire maluccio se le tesi del Carroccio sono quelle della sindaca di Cascina, Comune medio-piccolo della provincia di Pisa, simbolo dello sfondamento dei leghisti al Centro in direzione Meridione. Secondo Susanna Ceccardi, infatti, è giusto che i medici calabresi siano pagati meno (molto meno) dei medici dell’Emilia Romagna. Lo ha detto durante Agorà, il programma di Rai3. “Ho visto i dati della differenza degli stipendi tra i medici calabresi e i medici dell’Emilia Romagna. Ci saremmo tutti stupiti negativamente se gli stipendi dei medici calabresi fossero stati più alti di quelli dell’Emilia Romagna. menomale che non è così” ha detto la sindaca leghista.

A nulla sono servite le obiezioni della conduttrice Serena Bortone e degli altri ospiti in studio, come il sociologo Domenico De Masi e il cronista di Panorama Carlo Puca. “Dovrebbe essere uguale” replica alla sindaca De Masi. E lei: “No, non dovrebbe essere uguale”. La Bortone cerca di contestualizzare: “Probabilmente lavora in strutture complicate è bravo almeno tanto quanto quello emiliano”. Ma la Ceccardi non ci sta: “Secondo me no, perché in Emilia Romagna hanno delle strutture specializzate, hanno delle specializzazioni maggiori“. E quindi è giusto pagare meno un medico calabrese?, insiste la Bortone. “Bisogna utilizzare il metodo meritocratico” replica la sindaca pisana. Puca cerca di farla ragionare: “Mi sa che Salvini così i voti al Sud Salvini non li prende se continua così”.

Ma la prima cittadina leghista insiste: “Se i medici fanno bene il loro lavoro, devono essere pagati di più ma questo è normale come dovrebbe essere in tutte le sanità”. De Masi prova ancora a capire: “A parità di lavoro, i calabresi dovrebbero essere pagati di meno?”. La Ceccardi risponde: “Sto parlando di qualità: scusi ma i casi di malasanità li ha presenti in Calabria?”. Il sociologo tenta di spiegare che la qualità della sanità non dipende dal singolo lavoratore, ma dall’organizzazione complessiva. Ma la Ceccardi non ci sente: “Eh però dipenderà anche dai medici che lasciano i bisturi negli stomaci“. Contestare questa tesi, per la sindaca, è “fare i buonisti” (“ma lei non capisce niente di organizzazione”, ribatte De Masi). “A volte dipende anche dal singolo lavoratore, perché ci sono magari medici molto bravi che devono essere pagati di più. Bisogna premiare di più attraverso il metodo meritocratico”.

Bortone e De Masi ci provano una volta per tutte: “Secondo lei è giusto pagare meno un medico calabrese che magari fa lo stesso lavoro di uno di Milano?”. La Ceccardi torna sul punto: “No io non ce l’ho col medico calabrese. Ci sono tanti medici calabresi che lavorano in strutture di eccellenza magari in tutta Italia e in tutto il mondo che vengono pagati di più, ma la sanità calabrese non è proprio un’eccellenza in Italia, non veniamo a fare i buonisti”. “Infatti la sanità è così perché i più bravi se ne vanno” ragiona Puca. Alla fine la Ceccardi dice di essere stata fraintesa, rispiega cosa voleva dire. “In Calabria, anche per i casi di malasanità, ci sono medici meno bravi che in Emilia Romagna. Nella media, poi magari ci sono delle eccellenze”.

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