“Si può ragionevolmente presumere” che nella centrale Enel Federico II “era presente amianto”. E “in via probabilistica” gli operai erano esposti alle fibre “in concentrazione media superiore al limite” stabilito dalla legge. C’è una perizia disposta dal tribunale di Brindisi che rischia di inguaiare l’azienda elettrica, che ha sempre negato la presenza di amianto nello stabilimento pugliese.

La novità è emersa nel corso di una causa civile tra un dipendente di Enel e l’Inps per il riconoscimento dell’esposizione professionale da amianto. Il giudice del lavoro ha disposto in estate una consulenza tecnica d’ufficio, depositata lo scorso 27 novembre, ponendo due quesiti al perito: stabilire se il dipendente fosse stato esposto “per oltre un decennio” all’inalazione di polveri o di fibre di amianto con concentrazioni superiori ai limiti di legge e spiegare in base a quali prove scientifiche si è giunti alla conclusione che si trattasse proprio di absesto e non di un altro isolante.

Dopo aver raccolto rilievi fotografici, testimonianze, documentazione e contratti di smaltimento da parte di Enel, il consulente ha tirato le sue conclusioni: l’operaio dell’Enel in causa con l’Inps ha respirato una media giornaliera di 0,13 fibre per centimetro cubo tra il 1991 e il 2004, quindi la soglia limite è “superata” secondo criteri di “verosimiglianza”, l’unico utilizzabile poiché non è stato possibile eseguire prove strumentali. Del resto, sostiene, “non si può escludere” che vi fossero materiali contenenti amianto, in quanto “le stesse risultanze diagnostiche provano la loro presenza in alcune aree della centrale”, non esclusa persino da l’Inps che con il dipendente è in causa.

Eppure Enel aveva sempre negato la presenza della fibra killer nell’impianto brindisino. Lo aveva fatto ancora una volta un anno fa e lo scorso gennaio, quando ilfattoquotidiano.it pubblicò in esclusiva la notizia di un esposto presentato in procura dalla Cisal, con il quale il sindacato sollecitava i magistrati a indagare ipotizzando che gli operai fossero stati esposti inconsapevolmente all’amianto. C’erano le bolle di smaltimento a dimostrarne la presenza negli anni scorsi e la Cisal aveva indicato anche le zone ‘contaminate’: turbine, riscaldatori, filtri e guarnizioni di vari serbatoi, zona passi d’uomo di turbina e caldaia. E l’amianto sarebbe stato utilizzato anche nelle coperture di vari capannoni.

Ma l’azienda elettrica aveva ribadito che “per la realizzazione della centrale di Brindisi Sud non sono stati utilizzati materiali contenenti amianto di qualunque tipologia” e di aver sempre adottato sul tema “ogni precauzione derivante dalla normativa vigente in completa aderenza alle conoscenze tecniche e scientifiche”. Negando, oltretutto, “la presenza di fibre aerodisperse” come avevano dimostrato le “campagne di misura in tutti gli impianti”. Adesso bolle e formulari di smaltimento fanno parte degli allegati alla perizia, dove compare anche la quantità di materiali contenienti amianto smaltita da Enel dal 2004 in poi: almeno 12,32 tonnellate.

La sentenza stabilirà se davvero, come sostiene il consulente tecnico del tribunale, l’amianto c’era e “in via probabilistica” si disperdeva nell’aria in concentrazioni anomale in alcune zone della centrale. Se il giudice dovesse dare ragione all’operaio, tornerà d’attualità quanto aveva sostenuto la Cisal nell’esposto: “Nel rilascio dei curriculum ai dipendenti della centrale (l’Enel, nda) sostiene di non aver esposto in nessun caso i lavoratori al rischio”, si leggeva nelle carte consegnate alla procura, che al momento per quanto risulta a IlFatto.it non ha archiviato il caso.

L’azienda, contattata negli scorsi giorni, ha risposto che l’80 per cento delle oltre 12 tonnellate citate nella perizia non sono “riferiti all’esercizio dell’impianto” ma “sono stati rinvenuti ai confini dell’asse attrezzato” e smaltiti “spontaneamente” anche se “sono stati verosimilmente abbandonati da terzi“. Il restante 20 per cento, quindi oltre 2 tonnellate, “attiene a coperture di box materiali che pur non configurandosi come materiali di tipo eternit sono stati smaltiti a titolo precauzionale secondo la procedura “amianto” più cautelativa”. E l’esposizione dell’operaio? “Si avrà modo di esporre, nel corso del giudizio, ogni elemento utile per la corretta valutazione in relazione alle reali mansioni/attività svolte dal ricorrente”.