Non solo Rieti. Adesso i cosiddetti “furbetti” del centro Italia – ossia coloro che hanno approfittato dei contributi per ristrutturare case situate nelle zone terremotate senza averne diritto – potrebbe finire indagati anche in altre Regioni colpite in passato da terremoti. Tra Lazio, Marche e Umbria, sono 273 i denunciati dalla Guardia di Finanza per aver spostato la residenza proprio nelle zone terremotate, facendo figurare come prima casa abitazioni usate solo per vacanza. 166 persone sono state denunciate a Rieti, nel Lazio; 39 tra Marche e Abruzzo e altri 58 a Spoleto (Umbria). In totale, per le tre Regioni, secondo gli accertamenti svolti dai Nuclei speciali della Guardia di finanza, l’ammontare della truffa è di circa 900mila euro.

Intanto a Rieti accelerano le indagini della procura. È di ieri la notizia dei circa 200 indagati con l’ipotesi di truffa e falso proprio nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’erogazione del contributo di autonoma sistemazione (Cas) nei comuni del cratere sismico reatino, dove le richieste per questi finanziamenti sono state 2025. Secondo l’accusa, gli indagati, dichiarando il falso, hanno ottenuto e incassato indebitamente il contributo che varia tra i 400 e i 1.100 euro al mese. Nella prima fase dell’inchiesta della procura reatina, erano stati denunciati 110 ‘furbetti’ che avevano dichiarato di risiedere abitualmente ad Amatrice e nelle sue frazioni. A questi se ne sono aggiunti altri 94, scovati tra Leonessa (40), Cittareale (4) e Accumoli (50).  Le indagini sono partite dall’analisi delle utenze: gli investigatori hanno così scoperto che i consumi si concentravano in poche settimane, quasi sempre nei periodi estivi.

“L’ho ripetuto per settimane. Per mesi. L’avevo detto durante le dirette di Radio Amatrice, avevo avvisato tutti, avevo predicato di fare attenzione, di non richiedere – autocertificando la dimora abituale, come prevede la legge – il Contributo di autonoma sistemazione (Cas) qualora non se ne fosse avuto diritto” fa sapere in una nota il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi – “Chi non mi ha ascoltato e chi non mi ha voluto ascoltare, ne paga ora le conseguenze. Se i pubblici ministeri sono potuti giungere a queste conclusioni è anche perché l’Amministrazione comunale ha facilitato in tutti i modi il loro lavoro, provvedendo a segnalare alla magistratura tutti i casi di autocertificazioni ‘dubbie’. Abbiamo fatto una scelta di campo. Abbiamo deciso di porci dalla parte dello Stato, da parte di quelle Istituzioni che non urlano ma si fanno sentire, che comunicano con la popolazione ma che considerano il principio di legalità un bene supremo”.