La voce degli acquirenti dell’Ilva si aggiunge allo scontro tra il ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Puglia e il Comune di Taranto. ArcelorMittal si dice “preoccupata” per “l’impatto” che il ricorso al Tar degli enti locali – duramente contestato da Carlo Calenda e dai sindacati – “potrebbe avere su Ilva, i lavoratori e le comunità locali”. L’azienda spiega che “è un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare” gli investimenti previsti “possano essere pregiudicate da questo ricorso”.

Sull’altro fronte, il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano ribadisce la sua posizione e definisce “un’intimidazione” l’annuncio del governo di stoppare il negoziato con i sindacati e avvertire che esiste il rischio di spegnimento dell’impianto. E avvisa che “andrà avanti senza paura” contro il decreto firmato da Paolo Gentiloni lo scorso 29 settembre che fissa le nuove date entro le quali adeguare l’acciaieria di Taranto agli standard ambientali. La Regione, spiega, “come riconosciuto dalla Cassazione, è portatrice di un interesse qualificato e deve essere messa in grado di esprimere le proprie autorevoli osservazioni sulle variazioni del Piano ambientale Ilva”, per questo ha “formalmente presentato le proprie motivate osservazioni”, ma “sono state completamente ignorate senza alcuna motivazione”. Da qui è scaturita la decisione di ricorrere davanti al tribunale amministrativo assieme al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che in giornata ha avuto uno scontro sui social con Calenda.

Ma ArcelorMittal ricorda di aver “assunto impegni molto seri su Ilva”. L’investimento di 2,3 miliardi di euro previsto “migliorerà le performance industriali e ambientali dell’impianto di Taranto”, spiega l’azienda avvertendo che sarebbe “un vero e grande peccato che la nostra volontà e capacità di realizzare tali investimenti possano essere pregiudicate da questo ricorso”. Emiliano, invece, rivendica di aver evidenziato nelle osservazioni regionali al Piano ambientale “la carenza di molti elaborati necessari all’istruttoria procedimentale” e l’assenza di una valutazione del danno sanitario.

Tra le contestazioni anche “l’ennesimo differimento dell’ottemperanza alla decisione della Commissione Europea in ordine all’obbligo di applicare le migliori tecniche disponibili (Bat) per la produzione di ferro ed acciaio” e “un immotivato prolungamento dei termini per gli interventi di copertura del parco minerale e del parco fossile” che ha “gravi conseguenze sull’ambiente e sulla salute derivanti dall’esercizio dello stabilimento, specie nei wind days“, ovvero le giornate in cui il vento soffia da nord-nordovest spingendo le polveri dei parchi minerari verso il quartiere Tamburi.

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