Diciotto mesi di indagini della Dda di Catania per dare un colpo ai clan Cappello e Laudani. In totale sono sedici gli arrestati: in manette anche imprenditori e funzionar e  del Comune di Trecastagni, responsabili dei procedimenti di affidamento dei servizi di raccolta dei rifiuti. L’inchiesta della Dia, denominata Gorgoni, è scaturita dall’emissione nel 2015 di un provvedimento di interdittiva antimafia, nei confronti di una ditta di Misterbianco. Gli investigatori hanno così scoperto “irregolarità formali nello svolgimento dei procedimenti amministrativi per l’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nei comuni di Aci Catena e Misterbianco, ma anche di certificare i rapporti con la criminalità organizzata etnea da parte dell’amministratore unico della società”.

Il manager, secondo la Dia non solo non subiva “le prevaricazioni dei clan mafiosi operanti” ma si rapportava “in modo paritario agli esponenti più rappresentativi dei clan mafiosi catanesi, in particolare appartenenti al clan Cappello e al clan Laudani, considerandoli al pari di qualunque altro interlocutore commerciale dal quale acquistare servizi”. L’indagato pagava al clan una tassa per avere la protezione da eventuali danneggiamenti ai mezzi da clan rivali sul territorio e contemporaneamente per mantere il monopolio delle sue imprese sul territorio e allargare gli affari con l’aggiudicazione di nuovi appalti. In caso di conflitto per l’aggiudicazione di un appalto i clan cercavano di mettersi d’accordo per mantenere una sorta di pax mafiosa, al fine di evitare “che scontri cruenti potessero attirare l’attenzione degli organi investigativi determinando lo svolgimento di nuove indagini sul loro conto”. Ed è cosi che tra gli esponenti di due clan si era intavolata la trattativa per l’aggiudicazione del servizio della raccolta di rifiuti di Acicatena.

Tra gli arrestati c’è anche un giornalista. Il reato ipotizzato nei suoi confronti è di corruzione. Secondo l’accusa Alfio Salvo Cutuli, 54 anni, cronista di Rei Tv e collaboratore del giornale La Sicilia, “avrebbe fatto da mediatore tra il rappresentante legale della Sinesi Spa, Rodolfo Briganti, e il sindaco pro tempore di Aci Catena, Ascenzio Maesano al quale faceva pervenire somme imprecisate di denaro ricevute dall’imprenditore per sostenere la sua futura campagna elettorale” . In cambio avrebbe chiesto di “ottenere l’annullamento delle sanzioni irrogate dal Comune alla Senesi nell’esecuzione dell’appalto”.