I “nuovi Fasciani” che danno l’assalto agli affari degli Spada, fatalmente debilitati dall’esposizione mediatica di questi giorni. O forse il contrario: il clan sinti guidato da Romoletto (fratello maggiore dell’ormai più noto Roberto) pronto a sferrare l’attacco all’impero lasciato incustodito da Don Carmine, di cui è sempre stato subalterno. Gli inquirenti stanno cercando di rimettere ordine nel risiko criminale di Ostia, perché qualcosa di grosso si sta muovendo negli assetti ma ancora non ne é evidente la direzione. L’unica cosa che appare chiara a chi indaga, al momento, è che il “vuoto di potere” finito nel mirino del malaffare lidense si è creato non solo per gli arresti, le condanne e – se vogliamo – gli omicidi degli ultimi anni, ma anche per i riflettori che si sono accesi sul mare di Roma.

In ballo per i clan di Ostia c’e’ anche il ruolo di riferimento per le mafie del sud: la Cosa nostra delle famiglie D’Agati e Calò, insidiate da calabresi e napoletani. Lo scontro, fino a poco tempo fa, era stato sopito dalla potente influenza del boss Michele Senese – arrestato a fine 2014 – napoletano di origine ma romano se si parla di affari criminali, uno dei “re di Roma”. La gambizzazione di Alessandro Bruno e Alessio Ferreri del 23 novembre scorso e la sparatoria notturna fuori dall’abitazione di Silvano Spada, due giorni dopo, sembrano dunque riportare Ostia al decennio scorso, quando ciò che restava della Banda della Magliana veniva spazzata via dal clan Triassi, a sua volta soppiantato dai “nobili” Fasciani con l’ausilio degli “zingari” Spada.

L’OMICIDIO DI PAOLO FRAU – A Ostia lo spartiacque è il 18 ottobre 2002, quando in via Francesco Grenet viene ucciso Paolo Frau, esponente di spicco della Banda della Magliana, amico fraterno di Enrico De Pedis (per il più giovani il riferimento e’ “il Dandi” di Romanzo Criminale) e luogotenente di Danilo Abbruciati. Dopo la morte di Renatino, il 2 febbraio 1990, “occhi di ghiaccio” (questo il soprannome di Frau) è uscito indenne dal maxi-processo alla Banda, ma nel frattempo ha gestito per un decennio molti degli affari sporchi nella sua Ostia, creando di fatto l’assetto attuale: dal business degli stabilimenti balneari ai video-poker illegali, passando per i primi gravi incendi alla pineta, fino al “classico” traffico di stupefacenti. Nel 2004, grazie all’operazione Anco Marzio, le forze dell’ordine riescono a evidenziare come altri due esponenti di spicco della Banda della Magliana, Roberto Pergola (er Negro) e Faraj Sulaiman (l’iracheno), ottennero in gestione i chioschi sul litorale ponente, i parcheggi del porto di Ostia e altre attività commerciali minacciando e intimidendo l’allora direttore dell’ufficio tecnico Claudio Saccotelli (incarico che ricoprì fino all’arresto nel 2015 di Andrea Tassone).

LA FAIDA TRIASSI-FASCIANI – Legati ai testaccini ci sono altri due boss emergenti, i fratelli Vito e Vincenzo Triassi, di origini agrigentine, che entrano nel business degli stabilimenti balneari e possono contare – secondo le inchieste – del supporto dei siciliani Cuntrera-Caruana, di cui “sono i luogotenenti”. Così il sangue continua a scorrere. Il 15 dicembre 2006 una fila di Suv sfila per le vie di Ostia: gli obiettivi sono Franco Calabresi e Fabio Carichino, rispettivamente 24 e 51 anni. Per il duplice omicidio verrà condannato Augusto Patacchiola, ex dipendente Ama. Pochi mesi dopo, il 21 settembre 2007, Vito Triassi viene gambizzato in pieno giorno a Casal Palocco.

Riferirà ai pm Sebastiano Cassia, pentito affiliato al clan siciliano Santapaola: “Il ferimento è stato eseguito per motivi legati alla gestione dei chioschi, ovvero lo stabilimento dei Vigili Urbani sul Lungomare Toscanelli”; secondo Cassia, dopo l’altra gambizzazione, quella di Vincenzo Triassi arrivata nel 2010, “i Triassi sono stati quindi estromessi dagli interessi criminali di Ostia, che attualmente (l’interrogatorio e’ del 2012, ndr) sono gestiti dagli Spada e dai Fasciani”. Questo stato delle cose “è stato stabilito in una riunione tenutasi presso una sala giochi Snai ubicata sotto casa di Vincenzo Triassi, alla quale hanno partecipato Vito Triassi, Vincenzo Fasciani, un siciliano detto zio Ciccio D’Agata e uno degli Spada”. Ai Triassi “è rimasto soltanto il traffico di armi”. A Sebastiano Cassia, “viene chiesto dai Cuntrera di commettere per loro degli omicidi nei confronti di rappresentanti della famiglia Spada”.

GLI OMICIDI DI “BAFICCHIO” E “SORCANERA” – Sono anni di sangue. I Triassi sono legati a quel che resta della Banda della Magliana; i Fasciani sono in ascesa, anche grazie ai contatti con altre consorterie siciliane e all’alleanza con gli Spada, che fanno per loro il “lavoro sporco”: racket, usura, violenze. Omicidi. Nel 2009 viene ucciso Emidio Salomone, ex braccio destro di Paolo Frau – fuggito in Danimarca e poi acciuffato dopo l’operazione Anco Marzio – mentre nel 2011 ecco l’altro grandi spartiacque: il duplice omicidio di Francesco Antonini detto “Sorcanera”, e Giovanni Galeoni detto “Baficchio”. L’azione di sangue sembra portare la firma dei Fasciani, ma ad eseguirla sarebbero stati gli Spada.

Ecco cosa racconta, l’11 maggio 2016, un altro pentito, Micheal Cardoni, ex rampollo del decaduto clan Baficchio: “Una delle ragioni per le quali gli Spada hanno rafforzato il loro potere nell’ambito criminale di Ostia, oltre che dall’uccisione di un boss di primo piano come Giovanni Galleoni, deriva dall’aver ereditato il potere di Franco l’iracheno (cognato di Roberto Pergola), attraverso l’unione tra la figlia di quest’ultimo e il figlio di Enrico Spada, detto Pelé”. Non solo: “Gli Spada, dopo aver ucciso Galleoni e Antonini hanno rotto tutti gli equilibri, di fatto arrogandosi un livello criminale superiore al proprio, paritetico a quello delle persone uccise”. Dunque, come testimonia Cardoni, gli Spada si sono elevati da “faccendieri” a clan criminale, guadagnandosi il “rispetto”. Ma la loro natura “gitana” li rende irrequieti e imprevedibili rispetto ai codici delle famiglie mafiose. “Non sono in grado – sostiene ancora il pentito – di portare avanti cose come faceva Giovanni Galleoni”, il quale “poteva contare sul suo ascendente criminale anche se non aveva una famiglia numerosa alle spalle”, mentre “il punto di forza della famiglia Spada, invece, consiste proprio nel fatto che sono in tanti”.

LA PAX DI SENESE E LA STAGIONE DEGLI ARRESTI –E’ tempo, però, che il sangue la smetta di scorrere. L’ordine, secondo gli inquirenti, sarebbe arrivato dal potente boss Michele Senese, in grado di riportare la tregua sul litorale. Ma nel frattempo iniziano gli arresti eccellenti. Quando a Piazzale Clodio arriva il procuratore generale Giuseppe Pignatone, le inchieste in corso subiscono un’accelerazione. Senese “O’ Pazz” viene arrestato il 27 giugno 2013 insieme ad altre 16 persone. Il 26 luglio 2013 l’operazione Nuova Alba porta in carcere ben 51 persone – fra cui il boss Carmine Fasciani – e svela l’assetto criminale che oggi conosciamo. Nel maggio 2014, invece, finisce in manette Carmine Spada detto “Romoletto”, il capo clan degli “zingari”, mentre il 2 dicembre 2014 arriva la prima parte dell’operazione Mondo di Mezzo (meglio conosciuta come Mafia Capitale) che porta all’arresto di Massimo Carminati; nel frattempo, finisce in carcere anche Enrico Spada.

In mezzo, il 4 giugno 2015, la seconda ondata del Mondo di Mezzo, in cui spicca l’arresto del minisindaco Pd Andrea Tassone (nella condanna a 5 anni per associazione a delinquere non vi e’ traccia di contatti fra l’ex presidente di Municipio e i clan). Il 27 ottobre 2016, infine, il sequestro per oltre 450 milioni in beni a Mauro Balini, il “ras” del porto di Ostia, i cui fratelli gestiscono diversi altri stabilimenti di lusso sul litorale: lo Shilling, il Kursaal, il Belsito, il Plinius, Anima e Core, oltre a due chioschi, uno dei quali affidato in cestione a Cleto di Maria, ex narcotrafficante. Non solo: secondo l’inchiesta Balini manteneva la famiglia di uno dei due componenti del gruppo di fuoco che gambizzò Vito Triassi, Roberto De Santis (detto “Cappottone”), e che il fratello di quest’ultimo aveva due attività commerciali all’interno del porto.

ECCO I FERRERI, “I NUOVI FASCIANI” – Arriviamo così ai giorni nostri. Mentre i big del clan Fasciani vengono decimati dagli arresti, sugli Spada cresce l’attenzione mediatica, anche a causa delle uscite “pubbliche” piuttosto avventate di Robertino Spada, fratello di Romoletto, che prima dice di volersi candidare con il Movimento 5 Stelle (con tanto di manifesto digitale già pronto) e poi, più recentemente, da’ il suo endorsement a Casapound per le ultime elezioni municipali. Qualcosa però si muove. Nonostante Don Carmine sia in isolamento a Secondigliano, da Barcellona la droga continua ad arrivare e a rifornire tutta la Capitale, “dalla Casilina a Ostia, ai Castelli Romani”. Pochi mesi fa, il 3 maggio 2017 si scopre che a guidare i traffici è Fabrizio Ferreri, 38 anni, nipote della moglie di Terenzio Fasciani (fratello di Carmine ma senza ruoli di primo piano) ma – sostengono i Carabinieri del Ros – rampollo e (pare) pupillo del boss.

“Dentone”, questo il suo soprannome, oltre a essere il fratello di Alessio – il pizzaiolo del Disco Giro Pizza gambizzato il 24 novembre – è anche nipote di Rosario Ferreri, legato ai boss palermitani Francesco D’Agati e Pippo Calò, il collegamento con la Sicilia che serve per comandare a Ostia. Amico (e parente acquisito) di Ottavio Spada, secondo le intercettazioni contenute nell’ordinanza firmata dal gip Simonetta D’Alessandro, con lui progetta un omicidio che non andrà a buon fine grazie all’intervento dei Carabinieri, che ne capiscono le intenzioni sventando l’agguato. Contro chi? Gli inquirenti (ufficialmente) non l’hanno ancora scoperto.